Ancona. Elezioni provinciali fissate per domenica 8 gennaio 2017

Voteranno solo i sindaci e i consiglieri dei Comuni della provincia: 25 candidati per 12 posti

Ancona. Nell’indifferenza generale e nella disinformazione dei media, nonché degli stessi politici, sta per andare in scena l’elezione di secondo grado dei 12 nuovi componenti del Consiglio provinciale di Ancona.

Le elezioni, fissate per domenica 8 gennaio 2017, sono dette “passive” dal momento che non saranno i cittadini a votare i propri rappresentanti. Voteranno esclusivamente i sindaci e i consiglieri dei Comuni della provincia di Ancona: 640 elettori in totale.

Una seduta del Consiglio provinciale uscente
Una seduta del Consiglio provinciale uscente

Come a dire che, per l’ennesima volta, saranno i suonatori a suonarsela. I cittadini/elettori sono ancora una volta tagliati fuori dalla scelta dei loro rappresentanti politici in Provincia.

A questo punto, e a queste condizioni, a che serve fare pubblicità o campagna elettorale? Basta avere qualche amico nei Consigli comunali sparsi per la provincia – e i candidati ne hanno diversi nei singoli Comuni – per avere quasi garantita l’elezione. Vince chi ha più amici o compagni di partito inseriti fra i sindaci e i consiglieri dei vari Comuni della provincia di Ancona. Facile, no?

Facile, facile… 25 candidati spalmati su 3 liste per 12 posti disponibili: il 50% dei candidati avrà l’elezione assicurata.

I cittadini? Stanno alla finestra a guardare, e a subire i suonatori eletti dai suonatori. Se gli va, possono ballare la musica che gli verrà imposta. Diversamente, potranno borbottare quanto gli pare: la musica non cambia! D’altra parte, hanno avuto un referendum a disposizione per cambiare lo spartito ma la maggioranza ha detto che no, andava bene così. Amen!

Di seguito le tre liste dei candidati per la provincia di Ancona che gli elettori (noi), non potranno votare.

Lista n. 1

LA PROVINCIA PER I COMUNI

1) BARATTINI Marco

nato a PERGOLA il 08/08/1976

2) BELLELLI Alberto

nato a SIROLO il 22/01/1967

3) BIAGIOLI Monica

nata a JESI il 22/10/1988

4) CAPPANERA Luca

nato a CHIARAVALLE il 15/04/1981

5) RABINI Lorenzo

nato a ANCONA il 23/12/1963

6) SPUGNI Giuseppina

nata a POGGIO SAN MARCELLO il 05/03/1962

Lista n. 2

ANCONA PROVINCIA CIVICA

1) D’ANGELO Italo

nato a SANT’ELPIDIO A MARE il 12/01/1950

2) CAMPELLI Roberto

nato a JESI il 26/03/1974

3) CILLO Thomas

nato a VERCELLI il 15/08/1982

4) GASPARINI Andrea

nato a JESI il 22/10/1973

5) BUSSOLETTI Paolo

nato a JESI il 12/07/1982

6) PICCIAFUOCO Riccardo

nato a ANCONA il 02/08/1955

7) BORDONI Monica

nata a ANCONA il 22/09/1968

Lista n. 3

UNIONE DEMOCRATICA

1) DI STAZIO Vittorio

nato a NAPOLI il 13/12/1960

2) FABBIETTI Marco

nato a AGUGLIANO il 17/01/1965

3) FIORDELMONDO Federica

nata a ANCONA il 01/06/1986

4) GIACCHETTA Alessandro

nato a ANCONA il 10/12/1967

5) INVERNIZZI Filippo

nato a LECCO il 22/04/1973

6) PERTICAROLI Francesco

nato a JESI il 16/04/1978

7) PESCIARELLI Ugo

nato a SASSOFERRATO il 04/07/1959

8) PRINCIPI Marco

nato a ANCONA il 26/11/1984

9) TASSI Arduino

nato a SERRA DE’ CONTI il 17/04/1960

10)TITTARELLI Paolo

nato a ANCONA il 02/05/1972

11) URBISAGLIA Diego

nato a ANCONA il 17/08/1978

12) VICHI Matteo

nato a ANCONA il 05/02/1978

 


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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