Roberto Bruni di Adesso Loreto abbandona la Maggioranza

Dice Bruni, fra l’altro: “Il sindaco Niccoletti assieme alla sua squadra dimostrano, ancora una volta, tutta l’incapacità di amministrare la Città…”

Loreto, 3 giugno 2018 – Sono trascorsi più di nove mesi dalla chiusura alla circolazione veicolare di Via Lavanderia per consentire i lavori di sistemazione della strada e del rifacimento del ponticello.

Ad oggi, la strada è ancora chiusa ed incompleta visto l’assenza del marciapiede e dei paletti di protezione del percorso pedonale a raso che, tra l’altro, risulterebbe del tutto insignificante e anche molto pericoloso. Dunque, una strada allargata e rifatta solo in parte, un’illuminazione installata dove fa più comodo al privato che edifica, ed una zona deturpata dalla costruzione di un muro in cemento armato il quale, nel punto più alto, raggiunge i sette metri.

Loreto – A distanza di nove mesi dall’inizio lavori in Via Lavanderia la strada e il nuovo ponticello sono ancora chiusi al traffico

Agli atti ci sono ben cinque ordinanze, delle quali quattro sono proroghe:

1) Ordinanza n. 66 del 10.08.2017: Chiusura alla viabilità dal 21 agosto 2017 al 31 dicembre 2017;

2) Ordinanza n. 103 del 18 dicembre 2017: Proroga dal 31 dicembre 2017 al 31 marzo 2018;

3) Ordinanza n. 25 del 30 marzo 2018: Proroga dal 1 aprile 2018 al 30 aprile 2018;

4) Ordinanza n. 37 del 30 aprile 2018: Proroga dal 1 maggio 2018 al 20 maggio 2018;

5) Ordinanza n. 45 del 21 maggi 2018: Proroga dal 21 maggio 2018 al 1 giugno 2018

A comunicarlo è Roberto Bruni di Adesso Loreto, la lista che governa la città con il sindaco Paolo Niccoletti. Un Roberto Bruni parecchio deluso da questa sua Maggioranza.

«Quest’ultima proroga è stata espressamente voluta dallo stesso sindaco – spiega Bruni – che, con nota prot. 1225 del 21 maggio 2018 indirizzata al responsabile del 3° Settore, si è accorto che il tratto di strada di Via Lavanderia che va dal limite della proprietà del privato, fino all’incrocio con via Leonessa risulta sconnessa con buche e avvallamenti pericolosi per la viabilità e l’incolumità pubblica».

Roberto Bruni di Adesso Loreto ha annunciato la sua uscita dalla Maggioranza che governa la città

Oggi, 3 giugno, di questi lavori non si vede neanche l’ombra, la strada continua ad essere chiusa e per di più una chiusura non regolare in quanto l’ordinanza è scaduta venerdì scorso. Il colmo si raggiunge considerando che all’interno del cantiere c’è una famiglia residente imprigionata tra i lavori.

«Non vi sembra tutto ridicolo? – incalza Bruni – Perché questi tempi lumaca da parte dell’Amministrazione comunale? Perché tutto questo menefreghismo da parte di chi, invece, dovrebbe assiduamente sollecitare? Il sindaco Niccoletti assieme alla sua squadra dimostrano, ancora una volta, tutta l’incapacità di amministrare la Città, l’inadeguatezza dei ruoli che ricoprono e l’incompetenza di gestire la cosa pubblica. Si deve avere rispetto dei cittadini!»

A detta di Bruni, nei tre anni in cui ha fatto parte della lista Adesso Loreto ha soltanto ascoltato proclami e promesse, troppe parole e pochi fatti, con un programma elettorale votato dagli elettori disatteso e dimenticato dentro a un cassetto.

«Questo modo di fare politica non mi piace affatto – conclude un Roberto Bruni piuttosto seccato – non mi appartiene e credo sia giunto davvero il momento di cambiare, lo faccio per non deludere chi ha espresso in me fiducia che io, invece, ho perso nei confronti di questa lista che ho sostenuto e per la quale ho contribuito in modo determinante a far vincere. In settimana presenterò al Presidente del Consiglio Comunale e ai capigruppo consiliari la comunicazione della mia uscita da questa Maggioranza, una Maggioranza che non merita più il mio appoggio. Solo così potrò davvero proseguire lavorando concretamente per la mia Città!»

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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