Loreto – A colloquio con il vicesindaco Alessia Morelli

Il punto su ospedale, servizi sociali, pari opportunità

Loreto – Abbiamo incontrato il vicesindaco ed assessore ai Servizi sociali, Pari opportunità e Sanità, Alessia Morelli, entrando nel merito delle sue deleghe così essenziali per tutta la comunità. Ne è scaturita un’analisi lucida basata su idee e concetti chiari volti a migliorare e svecchiare il sistema vigente. Nonostante le problematiche.

Laureata in Giurisprudenza nel 2006, svolge la libera professione di avvocato e da un anno ha trasferito il suo studio legale a Loreto.

L’avvocato Alessia Morelli, vicesindaco di Loreto

Avvocato Morelli, una riflessione sulla sua prima esperienza politica.

«Credo che in questo momento storico per i giovani scegliere un percorso politico sia un gesto di coraggio, ed è l’unico modo per superare l’individualismo e operare per la collettività. Con la lucidità di comprendere le difficoltà nel perseguire un obiettivo e la tenacia che ti porta a raggiungerlo».

Come vede Loreto dal punto di vista del vicesindaco?

«Ho sempre seguito la politica da mera spettatrice. Oggi, essere protagonista dell’amministrazione della mia città mi fa guardare ad essa attraverso una prospettiva diversa, che è quella della crescita e del futuro.

Loreto ha un forte potenziale, è una città ricca che vede la presenza di realtà importanti, penso alla Santa Casa che attrae ogni anno migliaia di fedeli e anche alla Fondazione Opere Laiche, il cui statuto fonda nel sociale la sua opera.

Loreto La navata centrale del Santuario della Santa Casa

Unendo le forze, perché questa ricchezza possa rendere migliore la vita di tutti i cittadini, ritengo fondamentale il ruolo politico per valorizzare queste potenzialità sia nella gestione dei servizi sociali, sia nella programmazione e nel lavoro in rete, così da rispondere ai bisogni emergenti dei cittadini e, al tempo stesso, riqualificare la spesa secondo criteri di efficienza ed economicità. È un tessuto sociale che funziona bene a generare e mantenere le risorse economiche». 

Come intende svolgere il suo assessorato ai servizi sociali e pari opportunità?

«Ritengo debba sussistere in ogni valido intervento politico, di qualsiasi assessorato, la garanzia delle pari opportunità, che vedo come uguaglianza nell’accesso ai servizi e nella gestione degli stessi. Le pari opportunità quindi, nella gestione dei servizi sociali, sono state per me una fondamentale guida per la realizzazione degli obiettivi raggiunti».

Cosa è stato fatto?

«Come prima cosa, l’avvio della rete di sussidiarietà, un percorso iniziato un anno fa e in continuo divenire, che vede protagonisti tutte le realtà che operano nel sociale all’interno del nostro territorio: fondazioni e associazioni, mosse dalla volontà di collaborare per mettere a disposizione beni e servizi di utilità sociale, per una gestione attenta e razionale delle risorse che permetta di agire tempestivamente al fine di far fronte ai bisogni concreti dei cittadini. È proprio in quest’ottica e all’interno di questo progetto che sono riuscita a sviluppare interventi importanti.

Voglio ricordare l’attivazione delle borse lavoro che, grazie alla collaborazione con le Opere Laiche, ha permesso a diverse famiglie di ottenere un sostegno economico in cambio di una prestazione lavorativa».

La sede delle Opere Laiche

Un sistema nuovo messo in campo per aiutare le famiglie in difficoltà…

«L’assistenzialismo ha lasciato il posto alla promozione della persona, attraverso la valorizzazione delle capacità del singolo e favorendone l’inserimento nella realtà sociale. Un percorso di inclusione sociale che vede protagonista il soggetto beneficiario anche nel progetto, in via di definizione, del microcredito che darà la possibilità alle famiglie di accedere ad un finanziamento bancario che altrimenti, per il sistema creditizio ordinario, sarebbe loro negato».

C’è altro, per quanto concerne i servizi sociali?

«Altro punto focale è stata l’approvazione del nuovo regolamento che prevede l’applicazione dell’Isee per l’accesso ai servizi socio-assistenziali. Loreto è stato fra i primi Comuni della Regione a superare la mera applicazione degli scaglioni di reddito, per andare verso un sistema certamente più garantista ed equo; l’indicatore della situazione economica equivalente (I.S.E.E.) è pertanto oggi lo strumento di valutazione, attraverso criteri unificati, della situazione economica di coloro che richiedono prestazioni sociali, e sarà presto esteso a tutti i servizi comunali. L’obiettivo del nuovo regolamento è di aiutare le famiglie che si trovino realmente in una situazione di bisogno».

La sanità, una questione piuttosto delicata. Come considera l’ospedale Santa Casa in questa nuova veste?

«Ho sostenuto fin dall’inizio la trasformazione dell’ospedale di Loreto in ospedale di Comunità, ed è stata la scelta giusta. Ritengo che riorganizzare quello che il cittadino viveva come ospedale, ma che in realtà non aveva le apparecchiature e la funzionalità necessarie per fornire le risposte che solo un ospedale di un certo livello può consentire, sia stato necessario. Comprendo le difficoltà nell’accettare il cambiamento, ma l’offerta sanitaria si sta rimodulando verso una necessaria riqualificazione.

L’obiettivo è quello di dare ai cittadini delle strutture adeguate che possano garantire un’assistenza specifica ed erogare servizi migliori da un punto di vista qualitativo; nel nostro ospedale si sta potenziando l’assistenza primaria. In particolare per le persone con malattie croniche e per quelle anziane, si stanno intensificando le attività specialistiche ambulatoriali e, non dimentichiamo, il centro di diagnosi prenatale, che segna sicuramente una peculiarità importante per Loreto».

Loreto: Ospedale Santa Casa

I cittadini continuano a non capire perché il pronto soccorso è stato soppresso, nonostante la vicinanza con la costa e con l’autostrada, oltre all’arrivo di migliaia di pellegrini ogni anno.

«Nello stesso concetto di rete e di riorganizzazione qualitativa, rientra anche la trasformazione del pronto soccorso in punto di assistenza territoriale. La riorganizzazione va vista in stretta correlazione con la riforma regionale della rete di emergenza urgenza. È di certo una prospettiva diversa dal passato, ma se non si accetta il cambiamento continueremo ad utilizzare l’ospedale in maniera inappropriata».

Donazione organi e carta d’identità: come funziona?

«Al momento del rilascio o rinnovo del proprio documento d’identità, ogni cittadino maggiorenne può manifestare il consenso o diniego alla donazione di organi e tessuti attraverso una dichiarazione. Le adesioni registrate all’Ufficio anagrafe non verranno indicate sul documento di identificazione, ma saranno trasmesse direttamente e in tempo reale al Sistema Informativo Trapianti. Il progetto è finalizzato non solo a rendere più semplice e comoda per i cittadini l’espressione di volontà, ma anche a stimolare l’attenzione su questo tema così importante e delicato».


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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