La valorizzazione di Loreto come Borgo storico

Belinda Raffaeli (FdI): “Il sindaco Pieroni si adoperi per ottemperare a quanto richiesto dal bando regionale”

Loreto, 3 agosto 2022 – Come noto la Regione Marche ha trai i primi obbiettivi lo sviluppo turistico non solo delle località turistiche più conosciute e frequentate a livello balneare ma anche quello dei piccoli paesi e borghi con prevalenza di edifici dall’elevato interesse storico-artistico e presenza di attività economiche/commerciali/servizi con grandi potenzialità di sviluppo.

Con il recente decreto n. 934 del 25/07/2022 la Giunta Regionale, presieduta da Francesco Acquaroli, dà concreta attuazione a quanto sopra descritto, anche a seguito della legge regionale n. 29 del 22/01/2021 per la riqualificazione e valorizzazione dei borghi e dei centri storici marchigiani.

Belinda Raffaeli (FdI Loreto)

Per il Circolo territoriale Fratelli d’Italia di Loreto, per voce della sua presidente Belinda Raffaeli: «è assolutamente necessario che in questo elenco sia inserito il Comune lauretano che rispetta tutte le prerogative sopra descritte e richieste dal bando regionale dall’8 agosto prossimo».

FdI Loreto ha sollecitato in via non ufficiale il sindaco Moreno Pieroni ad aderire a questo progetto, ma ha dovuto prendere atto dell’atmosfera di scarsa collaborazione tra maggioranza e minoranza emersa durante l’ultimo Consiglio comunale. «Con questa nota intendiamo rendere ufficiale tale richiesta al Primo cittadino di Loreto – spiega la Raffaeli – iche si adoperi per ottemperare a quanto richiesto dal bando regionale; ove ciò non dovesse accadere ognuno si dovrà assumerà la responsabilità politica in merito alle azioni mancate per lo sviluppo turistico di questa città».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Notte di San Lorenzo, notte di sogni e di speranza

Con il naso all’insù per le stelle cadenti


Camerano, 10 agosto 2022 – Lo confesso, sono tante le notti di San Lorenzo che ho passato con il naso all’insù aspettando di veder cadere una stella. E confesso, anche, di aver espresso desideri nascosti a quella scia luminosa affidandogli, nel breve arco di tempo e di spazio del suo sfrecciare nel buio, la possibile realizzazione dei miei sogni. Credendoci, credendoci davvero, tanto era la voglia che mi portavo dentro di vederli concretizzati.

L’ho fatto sin da quando, bambino, ho appreso dell’esistenza di questo credo popolare. E lo faccio ancora oggi, nonostante la tarda età e la consapevolezza sia solo un credo popolare e niente di più. Crescendo, per molti anni ho abitato in un Comune il cui motto è: “Ad sidera tendit”, volgarmente tradotto “tendere alle stelle” proiettati verso l’alto. Qualcosa vorrà pur dire!

Ho affidato alle stelle cadenti il mio desiderio di riuscire ad acquistare per mio conto la prima motocicletta e correrci, e dopo un po’ il desiderio s’è avverato. Gli ho affidato quello di riuscire a pubblicare il mio primo romanzo e, tac! dopo un po’ l’ho pubblicato. Stessi affidi per un amore, per la nascita di un figlio, per realizzare il sogno di avere un giornale tutto mio. Tutti concretizzati.

Lo so. Lo so benissimo che con tutta probabilità quei sogni si sarebbero realizzati anche senza l’affido alle stelle cadenti, ma l’averlo fatto in tempi non sospetti ogni volta mi trasmetteva una speranza in più. Come se da lassù, nel profondo blu cobalto del cielo, una forza superiore potesse lavorare a mio favore: le stelle cadenti, e non un Dio, scelte forse a discapito del secondo perché non credente. Ma in fondo, in fondo, dove sta la differenza?

Credo di non essere l’unico essere umano ad averlo fatto. Credo, anzi, d’essere in buona compagnia. Gli individui, donne e uomini, nel proprio intimo più nascosto sanno di aver bisogno di una qualche entità capace di non farli sentire soli. Soli e disarmati di fronte alla quotidiana guerra contro il destino e le avversità. Contro le proprie debolezze.

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni…” ha scritto William Shakespeare ne: La Tempesta intorno al 1610, aggiungendo: “… e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”.

E allora, che cosa c’è di meglio dell’affidare i nostri sogni, la nostra vita, ad una stella cadente nel breve spazio e tempo della sua traiettoria luminescente nella volta del cielo? Male non fa.

Questa notte, l’ennesima, starò con il naso all’insù nella speranza di vedere una scia luminosa. Ormai ho poco da affidargli, se non la speranza di continuare ancora per un po’ in buona salute. Per me e per i miei cari. Per il resto, quel che c’era da realizzare l’ho in parte realizzato e in parte no, sudando comunque parecchio. E non saprò mai se loro, le stelle cadenti, mi abbiano davvero dato una mano. Scientemente, non lo credo, ma mi piace pensare che me l’abbiano data. E spero dal profondo l’abbiano data anche a voi. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni

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