Il sindaco Paolo Niccoletti replica ad Emidio Spina segretario di Aps

Loreto. La replica del sindaco Paolo Niccoletti (Adesso Loreto) all’attacco di Aps  è arrivata attraverso un manifesto affisso per le vie cittadine, dal titolo: Rancore e nostalgia.

Il manifesto di Adesso Loreto dal titolo Rancore e Nostalgia con cui il sindaco ha replicato pubblicamente a quello affisso da Aps
Il manifesto di Adesso Loreto dal titolo Rancore e Nostalgia con cui il sindaco ha replicato pubblicamente a quello affisso da Aps

Il manifesto di Adesso Loreto precisa e chiarisce alcuni punti, in particolare quello sulla vicenda  PIP di Via Barca, riguardante il rimborso comunale a favore di due famiglie per un ammontare di circa 1 milione e 500 mila euro per un esproprio, ricordando ad Aps che la vicenda era iniziata sotto la loro amministrazione.

Altro punto, l’ascensore di via Sisto V che, recita la replica di Adesso Loreto, è stato costruito interamente dal Ministero dei lavori pubblici il quale, con fondi propri, provvederà a ripararlo.

Niccoletti precisa anche le posizioni che riguardano il palazzetto dello sport, il circolo degli anziani, gli uffici delle Opere Laiche, la scuola San Francesco ed altre opere minori realizzate, recita il manifesto, con varianti al piano regolatore generale in favore delle Opere laiche lauretane e di tutti i cittadini.

Non manca un vero e proprio attacco frontale ad Aps in merito alla vendita alle Opere laiche lauretane, nel periodo della loro amministrazione, del mattatoio, dell’ex Omni e del mercato coperto, dove ora c’è il circolo degli anziani. La denuncia prosegue per la vendita sottocosto del servizio del Metano, gestito da sempre dal Comune di Loreto, per la cessione gratuita dell’acquedotto mentre, sulla gestione delle scuole, viene imputata ad Aps la chiusura della scuola  in frazione Costabianca.

Singolare come certe questioni, e certi attacchi, vengano portati in piazza utilizzando manifesti affissi ai muri, anziché risolverli nel luogo deputato: il consiglio comunale. Questi scambi d’accuse affidati ai manifesti non portano alla soluzione di nessun problema, e spesso non fanno che irritare chi li legge.

Il sindaco di Loreto Paolo Niccoletti
Il sindaco di Loreto Paolo Niccoletti

La cittadinanza si spacca in due, ovviamente. C’è chi dà ragione al sindaco e chi al segretario di Aps, Spina. Ma nel cono d’ombra di queste scaramucce senza senso si annida sempre il malcontento per certe iniziative che lasciano il tempo che trovano. Ognuno è libero di pensarla come crede. Ecco alcuni pareri raccolti per strada.

Egidio è lapidario: «Invece di fare cagnara tra loro, che uniscano le forze per risolvere i problemi di Loreto, in primis la chiusura dell’Ospedale Santa Casa».

Per Mirco: «I politici loretani sono come “quelli di Fano”, al giorno litigano, mentre alla sera mangiano e bevono assieme».

«Invece di parlare di cose passate facciano qualcosa per risollevare una città che sta morendo – protesta Paolo – con un centro storico praticamente deserto». Mentre per Mario, che ne ha viste tante, la conclusione è lapalissiana: «Forse questi signori pensano che noi loretani siamo stupidi, mentre sappiamo benissimo di chi sono le colpe».

A chiudere la questione ci pensa Luciano: «Di questo passo, se non si danno una mossa, sarebbe opportuno tornare allo Stato Vaticano, come un volta».

Affermazioni dirette, segno inequivocabile di un malcontento dilagante che nasconde una grande preoccupazione per la chiusura dell’Ospedale. Ma non solo. La gente si sente lontana dalla politica in genere, e quella locale non è in grado né di coinvolgerli né di risolvere i problemi, impegnata com’è a litigare e a rimpallarsi responsabilità.


3 commenti alla notizia “Il sindaco Paolo Niccoletti replica ad Emidio Spina segretario di Aps”:

  1. emidio spina says:

    Il manifesto di “Adesso Loreto” contrariamente a quanto asserito da Niccoletti non chiarisce alcuna vicenda;
    1) Vicenda PIP: è vero il PIP (Piano di Insediamento Produttivo) è stato ideato e realizzato dalla Giunta Marconi per dare ossigeno alle aziende artigiane, ma l’assegnazione delle aree è stata fatta dall’allora Sindaco Pieroni e dal suo Vice Niccoletti , anche in presenza di un contenzioso con i privati. La fine della storia la conosciamo tutti.

    2) Ascensore: Forse Niccoletti pensa che l’Amministrazione Comunale sia come la Banca che elargisce fondi a destra e sinistra perché non sono soldi loro bensì dei risparmiatori. E quindi a Lui sfugge l’origine delle risorse impiegate dal Ministero per l’ascensore (non funzionante), che sono sempre fondi della fiscalità generale e quindi anche nostri.

    3) Opere Laiche: ma perché questo Sindaco non si fa mai delle domande??? Perché non si chiede come è possibile che fino all’anno 2001 l’Ente Opere Laiche, oltre all’ingente patrimonio immobiliare, poteva contare su una cospicua liquidità e che dopo il 2001 è riuscita, in soli quattro anni, a perdere quattro milioni di euro (vedasi Bilanci 2010-2011-2012-2015)?

    4) Ospedale: bisogna ricordare che, tempi addietro, un famoso nome della politica loretana, in acceso contrasto con le decisioni di politica sanitaria assunte dalla Regione, raccolse circa 10.000 firme schierandosi pubblicamente contro la chiusura dell’Ospedale. Adesso che lo stesso soggetto è all’interno del Governo regionale, e l’ospedale è stato depotenziato, cose ne ha fatto di quelle firme di protesta??? Appare fin troppo chiaro come questa vicenda sia stata usata in modo strumentale e a scopi elettorali. Tanto è vero che dell’attuale governo regionale, contro il quale allora si schierò Pieroni, oggi che la politica dei tagli continua, ne fa parte lo stesso Pieroni assieme al suo partito (PSI) e nella stessa maggioranza ci sono il PD (rappresentato nel Consiglio Comunale di Loreto da un silente Guazzaroni) e l’UDC, partito dell’attuale Sindaco Niccoletti. Di cosa stiamo parlando???

    Emidio Spina

  2. emidio spina says:

    Risposta al manifesto di Niccoletti da AMBIENTE PARTECIPAZIONE SOLIDARIETA’

    RANCORE E NOSTALGIA. MAI TITOLO FU PIÙ AZZECCATO

    Non avremmo potuto trovare termini migliori per descrivere lo stato d’animo di chi osserva la propria città declinare giorno dopo giorno.
    Nostalgia: uno stato psicologico o sentimento di tristezza e di rimpianto per la lontananza da persone o luoghi cari o per un evento collocato nel passato che si vorrebbe rivivere. (Fonte:Wikipedia)
    Rancore: sentimento dato da un misto di rabbia e desiderio di rivalsa, protratto nel tempo, che si prova come conseguenza di un torto o frustrazione subita. (Fonte:Wikipedia)
    Ebbene sì siamo nostalgici dei tempi in cui la competenza e la serietà animavano le coscienze di chi amministrava la cosa pubblica. Siamo nostalgici dei periodi in cui la politica era al servizio dei cittadini e non il contrario.
    Tale stato ci porta a provare rancore nei confronti di quanti hanno lavorato per sovvertire quello stato di cose, gettando il paese in un baratro senza fine, a tutto discapito dei cittadini più deboli (anziani e disabili in primis) che non possono ambire ad un destino diverso.
    La retorica del pensionato buono solo per fare le commissioni ci appare arrogante e volgare, classico del pensiero del dott. Niccoletti e della Sua maggioranza.
    Con l’occasione vogliamo ricordare ai “GIOVANI” della lista “Insieme per Loreto” che PIERONI è in politica da più di 33 anni e il dott. Niccoletti da 15.
    ALLA FACCIA DEL NOSTRO ATTACCAMENTO ALLE POLTRONE
    Nostalgici e rancorosi, i membri di APS (tra cui pensionati che hanno scelto scientemente di mettere il loro tempo libero a disposizione del bene comune senza trarre beneficio personale alcuno) non si arrendono a questa realtà e si adoperano, ora e nel futuro, per cercare di cambiarla.

    …”E se per sopravvivere…qualunque porcheria lasciate che succeda…e dite non è colpa mia”…

    Scomodare De Andrè ci sembrava davvero troppo.

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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