Castelfidardo dice si al testamento biologico

La Giunta impegnata a istituire un registro sulle dichiarazioni anticipate dei trattamenti sanitari

Castelfidardo – Nella seduta di ieri, 30 novembre, il Consiglio comunale di Castelfidardo ha approvato, con i voti favorevoli del PD e del M5S e l’astensione di Solidarietà Popolare, una mozione presentata dal consigliere Lorenzo Catraro che impegna la Giunta ad istituire un registro dei testamenti biologici (detto anche  più propriamente dichiarazioni anticipate dei trattamenti sanitari).

Il consigliere Lorenzo Catraro di Uniti per Castelfidardo

Tramite questo registro e queste dichiarazioni anticipate dei trattamenti sanitari, si darà la possibilità ai fidardensi di depositare le proprie volontà sul fine vita all’interno dell’istituzione comunale; uno strumento questo che può significare, per molti, la possibilità di decidere in anticipo cosa si vuol fare nel momento in cui non si è più in grado di autodeterminarsi. Come, ad esempio, nel caso ci si trovi in uno stato vegetativo permanente e di incoscienza, e non vedersi così costretti ad accettare decisioni altrui.

È un tema etico estremamente delicato, perché investe la parte più profonda del nostro animo, quella della vita e della morte. Ma ormai è maturata la coscienza nella gran parte dei cittadini su questo tema, e sempre più persone vogliono poter decidere.

Il Consiglio comunale di Castelfidardo lancia un messaggio importante sulla via dei diritti civili e si allinea alle decine e decine di Comuni italiani nei quali si va a tutelare  il diritto all’autodeterminazione delle persone nel loro fine vita, dando la possibilità di far rispettare le proprie volontà, la propria dignità e i propri diritti nel momento più critico della propria esistenza.

 

redazionale


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

© riproduzione riservata


link dell'articolo