Marinella Ippoliti: “Occorre far uscire Camerano dall’isolamento”

Si è presentata alla stampa e agli elettori la candidata Sindaco della lista civica ‘NuovaMente Camerano’ appoggiata da tutto il centrodestra

Camerano, 27 agosto 2021 – Non si chiede l’età ad una signora ma ad una donna candidata al ruolo di Sindaco, sì. Vale anche per i maschietti, sia chiaro. Marinella Ippoliti, avvocato, classe 1963, moglie del cameranese doc Roberto Ragnini e madre di due ragazze ed un ragazzo, ha fatto oggi il suo esordio ufficiale in qualità di candidata Sindaco della lista civica NuovaMente Camerano.

Marinella Ippoliti

Una lista civica di centrodestra dal momento che è appoggiata dalla stessa coalizione che governa la Regione Marche: Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Udc. Un appoggio concreto e forte esternato in modo unitario dal momento che questa mattina in Sala convegni, nel Palazzo comunale cameranese, c’erano un po’ tutti i responsabili provinciali di quei partiti: l’assessore regionale Giorgia Latini, il consigliere regionale Mirko Bilò, Carlo Ciccioli, Stefano Benvenuti Gostoli e Clemente Rossi di FI, Paolo Niccoletti Udc ed ex sindaco di Loreto.

Un bel parterre di sostenitori che, nei loro interventi, hanno sottolineato le notevoli capacità tutte da scoprire della Ippoliti, facendole un grosso in bocca al lupo per l’avventura politica che ha deciso d’intraprendere e per dirle: “tranquilla, non sei sola, siamo tutti con te”.

Camerano – Il pubblico alla conferenza stampa. In prima fila varie figure politiche di centrodestra, da sx: Stefano Benvenuti Gostoli, Carlo Ciccioli, Paolo Niccoletti, Giorgia Latini, Clemente Rossi, Mirko Bilò

Dal canto suo, senza presentare i punti del programma che è ancora in fase di scrittura né i nomi dei componenti la lista, Marinella Ippoliti ha presentato più che altro se stessa e quella che è la sua idea di paese, come dovrebbe essere Camerano e come sarà se dovesse vincere le Comunali 2021.

«Abito a Camerano da 35 anni – ha esordito – quando ci arrivai la prima volta vidi un paese vivo e popolato, tanta gente in giro, al punto che mi sono convinta di venirci ad abitare. Oggi, non è più così. Oggi, si dice in giro che a Camerano ogni attività è destinata a fallire, tanto che gli stessi cameranesi si sono lasciati suggestionare e hanno iniziato a crederci. Sono esterrefatta. Una situazione, quella attuale, che mi rattrista».

Alla Ippoliti, Camerano così com’è non piace affatto, ed è fortemente convinta di poter far qualcosa per cambiarlo. «Mi sento in debito con questo paese – ha confessato – perché mi ha accolta. Qui, tante persone mi vogliono bene. Ho creato uno slogan: NuovaMente Camerano, la sintesi di due messaggi importanti. La mente, capace di progettualità, di fare un progetto. Qui a Camerano non si fa più politica, manca il suggerire le opportunità ai cittadini. L’altro messaggio è “nuovamente”, farlo di nuovo, recuperare i valori del passato».

Per la Ippoliti, che ha rimandato ai prossimi giorni la pianificazione della campagna elettorale, vale la politica dei piccoli passi, poche cose ma concrete, essenziali, partendo da una consapevolezza: «Per creare un nuovo modello di paese occorre prima di tutto farlo uscire dall’isolamento in cui s’è arroccato».

© riproduzione riservata


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

© riproduzione riservata


link dell'articolo