Lorenzo Ballarini guida il nuovo coordinamento cittadino della Lega

Milco Mariani: “Il signor Giorgio Giostra non ha nulla a che fare con il movimento Lega Salvini”

Camerano, 12 febbraio 2020 – La Lega apre a Camerano il coordinamento cittadino con Lorenzo Ballarini. «A Camerano mancava un coordinamento della Lega – sottolinea Milco Mariani, commissario per la provincia di Ancona di Lega Salvini premier – ora questo vuoto è colmato».

La guida del neo-costituito gruppo, sarà capitanata dall’esperto consigliere comunale cameranese Lorenzo Ballarini, alla seconda consiliatura nella sua città. L’esperienza amministrativa maturata dal 2011, sarà un patrimonio che condividerà con i suoi colleghi dei Comuni della provincia. In ragione di questa sua esperienza, è stato nominato componente dell’Anci Giovani delle Marche.

Camerano – da sx: Milco Mariani, Lorenzo Ballarini, il senatore Paolo Arrigoni e Mirko Bilò

Ballarini, che ha già raggruppato attorno a sé un cospicuo numero di iscritti nel 2019, punta ad aumentarli, iniziando da sabato mattina 15 febbraio quando in Piazza Roma si terrà l’apertura della campagna per il tesseramento 2020. La Lega punta a superare i 700 iscritti nella provincia di Ancona, conseguiti lo scorso anno.

In questo stesso week-end, la Lega raccoglierà anche le firme per due importanti proposte di legge popolare, sull’elezione diretta del Presidente della Repubblica e sulla modifica in senso maggioritario ed uninominale della legge elettorale.

Gli obiettivi del nuovo coordinatore cittadino, saranno quelli di portare a conoscenza della cittadinanza di Camerano i punti programmatici del movimento nella prossima campagna elettorale delle Regionali. L’altro punto cardine, sarà la pianificazione delle Amministrative di Camerano che si terranno nel 2021, in cui certamente la Lega sarà parte attiva.

In ultimo, per fare chiarezza in ambito locale, Milco Mariani precisa che: «Il signor Giorgio Giostra non ha nulla a che fare con il movimento Lega Salvini, non essendo egli un iscritto al movimento».

 

redazionale


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

© riproduzione riservata

 


link dell'articolo