I dati in calo della diretta streaming del Consiglio Comunale

Camerano, 7 giugno 2019 – Dall’analisi dei primi due anni di utilizzo della diretta streaming (dall’8 giugno 2017) emerge che ci sono state oltre 8.300 visualizzazioni (4.609 visite nel 2017, 3.138 nel 2018 e 610 nel 1° semestre 2019) dei 21 Consigli Comunali trasmessi on-line.

Le ore totali registrate sono state oltre 60 per una durata media per ogni Consiglio di 2 ore e 38 minuti.  Seguendo l’andamento delle visite per ogni singola data è possibile constatare un picco di 1.828 visite nella prima diretta streaming del 8 giugno 2017, e un continuo diminuire e aumentare di visite per ogni singola riunione con un trend totale medio in calo.

Le visite sono state in media 658 per l’anno 2017, 285 per l’anno 2018 e 203 per il periodo da gennaio a giugno 2019. Il calo di visualizzazioni tra il 2017 e 2018 è stato del 32% considerando che le visite sono state rispettivamente 4609 nell’anno 2017 e 3138 nel 2018. I Consigli più seguiti sono quelli nei mesi invernali, mentre si registra un notevole calo nei mesi estivi.

Per accedere al servizio basta cliccare sull’apposito banner presente sull’home page del sito istituzionale del Comune: www.comune.camerano.an.it.  Oltre che dai normali pc lo streaming è attivo anche per smartphone e tablet. Per accedere al servizio non è richiesta alcuna registrazione.

«L’intento di questo strumento – spiega l’assessore Costantino Renato con deleghe all’Urp e Informatica – è quello di garantire maggiore trasparenza e consentire un’ampia partecipazione dei cittadini al governo pubblico. Lo streaming va ad affiancarsi ai servizi di registrazione vocale e alla pubblicazione online dei verbali delle sedute e delle delibere».

A gestire il servizio nella sua totalità è la Civicam di Matelica che ha un contratto di 5 anni (2017-2022), per un costo totale di 10mila euro (2mila euro l’anno). Un costo non indifferente se si considera che nel 2018 ogni singolo contatto è costato oltre 7 euro.


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

© riproduzione riservata

 


link dell'articolo