Camerano – I sindaci delle Marche a Montecitorio

Una delegazione numerosa di 27 primi cittadini: 23 uomini e 4 donne. Per l’area del Conero la sola Annalisa Del Bello

Camerano – Saranno circa 600 i sindaci che lunedì 13 novembre, guidati dal presidente dell’Anci Antonio Decaro, siederanno sugli scranni di Montecitorio, ospiti della Camera dei Deputati e della presidente Laura Boldrini.

L’incontro, previsto a partire dalle 11, è intitolato “Le città del futuro”, a sottolineare lo sforzo quotidiano di sindaci e amministratori locali per raccogliere le sfide dell’innovazione e della sostenibilità ambientale, sociale, finanziaria.

Maurizio Mangialardi, sindaco di Senigallia e presidente Anci Marche

La delegazione di Anci Marche guidata dal presidente Maurizio Mangialardi, sindaco di Senigallia e dal direttore Marcello Bedeschi, sarà particolarmente ricca considerando lo spazio dato a tutte le Anci regionali e composta da:

Goffredo Brandoni, sindaco di Falconara M., vice presidente vicario di Ancin Marche; Romano Carancini, sindaco di Macerata, vice presidente Anci Marche; Guido Castelli, sindaco Ascoli Piceno; Matteo Ricci, sindaco Pesaro, Vice Presidente ANCI; Roberto de Angelis, sindaco Cossignano; Massimo Seri, sindaco Fano; Adolfo Marinangeli, sindaco Amandola; Roberto Paoloni, sindaco Belforte del Chienti; Annalisa Del Bello, sindaco Camerano; Ornella Formica, sindaco Colmurano; Augusto Curti, sindaco di Force; Sergio Fabiani, sindaco di Montegallo; Romina Gualtieri, sindaco Monsampietro Morico; Valerio Lucciarini De Vincenzi, sindaco Offida; Francesco Fiordomo, sindaco Recanati; Pasqualino Piunti, sindaco San Benedetto del Tronto; Rosa Piermattei, sindaco San Severino Marche; Giuseppe Pezzanesi, sindaco Tolentino; Franco Capponi, sindaco Treia; Sandro Barcaglioni, sindaco di San Paolo di Jesi; Palmiro Ucchielli, sindaco di Vallefoglia, Roberto Oreficini – Dip. Protezione Civile Anci Marche, Luciano Venturini, delegato politico Comune di Camerino, Giuseppe Pezzanesi, sindaco di Tolentino, Giuseppe Taffetani, sindaco di Lapedona; Alessio Terrenzi, sindaco di Sant’Elpidio a mare; Nazareno Franchellucci, sindaco di Porto Sant’Elpidio, Paolo Francesco Giubileo, sindaco di Urbisaglia.

Il sindaco di Camerano, Annalisa Del Bello

All’incontro a Montecitorio lunedì mattina alla presenza della Presidente della Camera On.Laura Boldrini interverrà anche il sindaco di Camerino Gianluca Pasqui, coordinatore della cabina di regia Anci per la ricostruzione post sisma, il quale è stato invitato dall’Anci Nazionale a parlare in aula portando un contributo relativo alla ricostruzione delle zone terremotate

Di tutti i Comuni che gravitano intorno al Monte Conero a rappresentare l’area c’è la sola Annalisa del Bello di Camerano. Una delle quattro donne sindaco di tutta la delegazione composta da ventisette primi cittadini.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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