Camerano – È Marinella Ippoliti la candidata sindaco del centrodestra

A capo della lista civica ‘NuovaMente Camerano’ si presenterà agli elettori e alla stampa venerdì 27 agosto

Camerano, 25 agosto 2021 – “Habemus Papam” o meglio, “Papessa”. La citazione del film di Nanni Moretti calza perfettamente con l’annuncio dato in giornata dalla coalizione di centrodestra cameranese: «Marinella Ippoliti è la candidata sindaco della lista civica NuovaMente Camerano, sostenuta dalla stessa area di maggioranza che governa la Regione Marche».

L’avvocato Marinella Ippoliti

Citazione giustificata anche da un annuncio dato a 10 giorni dalla scadenza per il deposito delle liste, quando gli avversari politici hanno già da tempo ufficializzato il proprio candidato.

Una continuità di governo Regione-Comune, dunque, «di cui beneficerà il Paese – spiega l’avvocato Marinella Ippoliti nella sua prima dichiarazione ufficiale da candidata – un rinnovamento nell’approccio alla gestione della cosa pubblica che ridesterà l’amor proprio dei cittadini».

‘NuovaMente Camerano’, si spiega in una nota, ha l’ambizione di proporre un progetto politico che restituisca identità alla comunità di Camerano, e ridisegni il corretto posizionamento della cittadina nella Riviera del Conero.

La presentazione alla cittadinanza e agli organi di informazione avverrà venerdì 27 agosto alle ore 12 presso la Sala convegni del Comune di Camerano in Piazza Matteucci.

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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