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La buona sorte: il fascino del calcio di un tempo

Dai sorteggi con la monetina alla gloria eterna: la storia della vittoria italiana agli Europei del 1968 e le nuove sfide del 2024

Ancona, 16 giugno 2024 – Ci sono formazioni di squadre di calcio che nessun tifoso dimentica più. Le recitano a memoria come filastrocche, continuano a ripeterle come mantra.

Chiedete a un interista, meglio se non giovanissimo, di andare avanti dopo avergli detto: Sarti, Burnich, Facchetti…e sarà subito: Bedin, Guarneri, Picchi

Oppure mettete alla prova uno juventino con Zoff, Gentile, Cabrini…e ecco allora che lo sentirete proseguire Bonini, Brio, Scirea

Euro 1968 – Italia campione d’Europa

In pochi ricordano invece questa: Zoff, Burnich, Facchetti, Rosato, Guarneri, Salvadore, Domenghini, Mazzola, Anastasi, De Sisti, Riva, la squadra, allenata da Ferruccio Valcareggi, che si aggiudicò allo Stadio Olimpico di Roma i campionati europei del 1968.

C’erano la tv in bianco e nero e le telecronache di Nando Martellini, l’Unione Sovietica e la Jugoslavia, i bambini allo stadio con i padri e le torce fatte coi giornali e gli accendini.

E c’erano dei modi per assegnare le vittorie che oggi ci possono apparire ridicoli: fino alle semifinali, in caso di parità dopo i tempi supplementari, c’era il sorteggio. E già, si lanciava in aria una monetina (i calci di rigore arriveranno da regolamento due anni più tardi, nel 1970). La finale invece, se finiva in pareggio, veniva ripetuta dopo due giorni. Poi, eventualmente, in caso di ennesima parità, ci si doveva affidare anche qui alla buona sorte del testa o croce. E proprio la buona sorte ci aveva spedito in finale di quell’Europeo indimenticabile.

Il 5 giugno, allo Stadio San Paolo di Napoli, davanti a quasi 100.00 spettatori, l’Italia aveva affrontato in semifinale l’Unione Sovietica. Una partita estremamente tattica in cui, era stato evidente fin da subito, alle due squadre premeva soprattutto non perdere. Era parso altresì palese che i nostri avversari fossero tecnicamente molto più forti. Ma la buona sorte, appunto, ci si mise di mezzo. Nonostante un infortunio a Rivera dopo solo 3 minuti (non c’erano le sostituzioni, arriveranno anche quelle nel 1970) e un altro a Bercellino, durante i tempi supplementari, l’Italia, praticamente in 9 contro 11, riuscì a strappare uno 0 a 0. Poi capitan Facchetti scelse il verso giusto della moneta e ci trovammo in finale contro la Jugoslavia (che aveva battuto i campioni del mondo in carica dell’Inghilterra nell’altra semifinale).

La Jugoslavia era una squadra molto tecnica e, se in giornata, capace di battere chiunque.

Euro 1968 – Italia campione d’Europa

L’8 di luglio, allo Stadio Olimpico, si giocò la finale. L’Italia tenne botta e, nonostante fosse passata in svantaggio a fine primo tempo, riuscì a pareggiare 1 a 1 grazie a un gol di Domenghini a dieci minuti dal termine. Ai tempi supplementari non successe nient’altro.Finale bis, quindi, programmata due giorni più tardi, il 10 di luglio.

Qui l’allenatore Valcareggi ebbe un’intuizione decisiva. Sostituì ben 5 giocatori, rispetto alla formazione già stremata dalla prima finale ma, soprattutto, schierò Gigi Riva ancora convalescente dopo un grave infortunio. L’attaccante del Cagliari non giocava da mesi ma Valcareggi, contro il parere dello staff medico, si prese il rischio di farlo partire titolare.

Ne fu ripagato dopo soli dodici minuti: un tiro di Domenghini deviato dalla difesa mise Riva davanti alla porta e fu 1 a 0. A quei tempi chi accendeva la televisione, o andava allo stadio, per vedere la Nazionale in cuor suo lo faceva aspettando i gol di Riva. E eccolo, puntuale.

Venti minuti più tardi ci penserà Pietruzzo Anastasi, ventenne di Catania, in semi rovesciata, a siglare il 2 a 0 che metterà al sicuro la vittoria. Campioni d’Europa! Era dai Mondiali del 1938, trent’anni esatti, che non vincevamo più un titolo.

Poi ne abbiamo dovuti aspettare altri cinquantatré, di anni, per vincere di nuovo un Europeo.

L’abbraccio di Vialli e Mancini

La storia è molto recente, del 2021. A Wembley, in finale contro i padroni di casa dell’Inghilterra. La vittoria ai calci di rigore, l’errore di Jorginho, le parate di Donnarumma, l’abbraccio tra Vialli e Mancini, Bonucci che dice agli inglesi che ne devono mangiare ancora di pastasciutta…, capitan Chiellini che alza la coppa al cielo e il giorno dopo la sfilata con il pullman scoperto per le strade di Roma, nonostante il Covid.

Adesso ci risiamo. Il 14 giugno, alle 21 all’Allianz Arena di Monaco di Baviera, la partita Germania – Scozia inaugura i Campionati Europei di calcio 2024.

L’Italia si appresta a disputarli da campione in carica, ma non certo da favorita. C’è subito da affrontare un girone molto difficile, di ferro si diceva una volta, con Albania, Croazia e Spagna. Il 15 giugno, alle 21, il debutto contro l’Albania al Westfalenstadion di Dortmund. E allora: pronti, via. Poi si vedrà.

Non si tratta di passatismo, non si tratta di voler essere nostalgici a tutti i costi, ma questo è il momento giusto: andiamoci a rivedere quelle immagini sgranate in bianco e nero della finale del1968, si possono trovare facilmente su Youtube. Era un calcio bellissimo e quella era una squadra coriacea, una squadra forte. Zoff, Burnich, Facchetti…Di una forza che sembrava potersi già leggere nei nomi di battesimo di quei calciatori: Tarcisio, Giacinto, Aristide, Ernesto, Pietro. Chi si chiama più Aristide oggi?

Poi c’era lui: Gigi Riva, Rombo di Tuono. Un campione immenso, una leggenda. E le leggende si tramandano alle generazioni che vengono dopo, e questo è un dovere.

Quelle partite che potevano essere decise (anche) dalla buona sorte: testa o croce? Il verso di una monetina per decidere chi passerà alla storia e chi sarà destinato all’oblio. Perché poi di chi perde, purtroppo, non si ricorda quasi mai nessuno.

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