Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

Una striscia quotidiana di riflessione

C’È UN CANE IN GALERA A CAMERANO

27 ottobre 2018 – Più che attenti al cane, sarebbe proprio il caso di gridare attenti all’uomo, dove uomo in questo caso sta per proprietario. Un proprietario/padrone, nello specifico. Un carceriere senza cuore e senza morale che, forte del suo essere razza dominante, decide a proprio piacere o interesse ciò che è bene o male per la vita di un essere di razza dipendente che, appunto, dipende da lui.

A Camerano, a cinque passi dall’area cani, c’è un gabbiotto costruito nel nulla: tre metri per due, pavimento in cemento, tetto di lamiera, rete metallica come pareti. Tutt’intorno qualche albero e qualche arbusto poi, come detto, il nulla.

All’interno di quel gabbiotto, 24 ore su 24, per 365 giorni all’anno, da almeno quattro anni, vive una femmina di cane. Un cane da caccia. Un esemplare di razza inferiore, un paria, un emarginato che neppure nel carcere di prigionia a Guantánamo farebbe la vita che fa e verrebbe trattato come lo tratta il suo “padrone”.

Già, il suo padrone, un “signore” che gli fa visita una volta al giorno – 15 minuti cronometrati – per portargli del cibo, cambiargli l’acqua nella ciotola, spazzare in fretta le deiezioni per poi andarsene. Quel cane non ha neppure diritto alla sua ora d’aria, a una benefica sgambata, a due coccole, a giocare o fraternizzare con altri cani. No, niente di tutto ciò. Chissà quanti cani avrà ammazzato per essersi meritato una tale carcerazione forzata!

Nonostante qualcuno abbia provato a toglierlo di lì, chiamando le guardie zoofile, questa storia va avanti da anni nella totale indifferenza del mondo. Tutti conoscono la vicenda, compreso il sindaco, gli assessori, i carabinieri, buona parte degli abitanti, Nonostante ciò, quel cane continua da anni la sua reclusione.

Da qualche mese, sul collo, gli è comparsa un’escrescenza grossa come una palla da tennis. Probabilmente ha bisogno di cure. Ma continua a star lì, 24 ore su 24, nel suo gabbiotto a guaire. Senza un’ora d’aria e senza un conforto. Solo come un cane nel nulla assoluto! E nonostante tutto ciò, quando il suo carceriere arriva con il cibo trova comunque la forza di scodinzolare. Perché l’ingratitudine non gli appartiene, se l’è accaparrata tutta il suo carceriere.

 


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di Paolo Fileni

Primarie del centrosinistra ad Ancona

Lo scontro politico per scegliere il candidato sindaco è fra Ida Simonella e Carlo Maria Pesaresi


Camerano, 23 novembre 2022 – A solleticare questo paneburro&marmellata – ultimamente non è semplice trovare argomenti stimolanti – è stato un lungo post su Facebook di Ezio Gabrielli pubblicato qualche giorno fa e intitolato “Si torna a respirare!”. Consiglio di leggerlo. Argomento: le primarie del centrosinistra ad Ancona per scegliere il candidato sindaco alle Amministrative del 2023.

Due sono i candidati: Ida Simonella, appoggiata apertamente e senza tanti fronzoli dal sindaco uscente Valeria Mancinelli, e Carlo Maria Pesaresi. Quest’ultimo, nelle grazie di Ezio Gabrielli: lo ammette con forza nel suo post di cui, tra l’altro, condivido quasi in toto l’analisi.

Sono 17 i seggi scelti per le primarie sparsi in città, ai quali domenica 27 novembre potranno accedere dalle ore 8.00 alle 20.00 (tranne i seggi 9 e 12 aperti dalle 8.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 20.00), tutti gli anconetani dai 16 anni in su, previo un minimo contributo in denaro che pare essere volontario.

La feroce critica di Gabrielli al doppio mandato consumato dalla Mancinelli, la condivido. Non conosco personalmente lui, o i due candidati in lizza, o la Sindaca uscente, per cui posso dire la mia senza vincoli di sorta.

«L’impegno di Carlo Pesaresi di questi giorni ha imposto a tutto il centrosinistra, comprese le parti più recalcitranti e settarie, di rimettersi in moto rianimando un sistema linfatico di relazione che l’approccio Mancinelliano della delega in bianco – ed è questa la critica più feroce che deve essere rivolta a quel gruppo dirigente – aveva inaridito», scrive Gabrielli. E ancora: «Il centrosinistra ha realmente creduto che si potesse presidiare un territorio con l’idea dell’uomo/donna forte a cui delegare le scelte… e lo scorso settembre ci siamo, anche nella nostra città, ritrovati con un corpo rattrappito (incapace financo di fare una iniziativa elettorale con tutti i candidati alla Camera, Senato e Primarie), bloccato dall’anoressia di confronto e di idee e così, ritrovarci con una manciata di voti di distanza dal centrodestra».

«Abbiamo governato bene – continua Gabrielli – ma abbiamo manifestato limiti; nelle dinamiche complesse (esempio fra tutte la costruzione dell’azienda unica provinciale dei rifiuti, obbiettivo principale che era stato dato alla Mancinelli sette anni fa), la politica della delega e della semplificazione arrogante non ha funzionato; un tempo siamo stati un capoluogo di regione ma abbiamo perso, in favore di una visione “paesana”, la capacità di esercitare quel ruolo».

Su “abbiamo governato bene” caro Gabrielli, dissento. L’Ancona di oggi non è migliore di quella presa in mano dalla Mancinelli dieci anni fa. Ancona capoluogo di regione, oggi, è una bestemmia. Basta fare un giro a Fano, Pesaro Urbino, Civitanova o Ascoli per capire e toccare con mano quanta vita sociale ed economica in più ci sia in quelle realtà rispetto alla dorica. Invito i lettori ad esprimersi su questo concetto.

In ultimo, al di là delle manovre di partito e degli eventuali interessi in gioco, personalmente m’interessa poco chi sarà il candidato Sindaco di Ancona del centrosinistra. Che sia Simonella o che sia Pesaresi – dalle voci di corridoio, il vincitore delle primarie del centrosinistra si dovrà misurare con il candidato di centrodestra Daniele Silvetti, attuale presidente dell’Ente Parco del Conero, ma non c’è nulla di ufficiale – quel che davvero m’interessa, e credo sia così anche per la gran parte degli anconetani, è che il nuovo Sindaco di Ancona abbia le capacità necessarie, e la giusta visione, per riportare Ancona al centro della regione Marche sul piano politico, geografico, sociale, industriale, culturale e turistico. Un gran lavoro, non lo nego, ma è un lavoro che va fatto se Ancona vuole restare a pieno titolo capoluogo di regione.

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