Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

Una striscia quotidiana di riflessione

BOCCIA/SALVINI CASSA INTEGRAZIONE E FCA

4 dicembre 2018 – «Chi è contro l’industria è contro il Paese». Così Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, al Politecnico di Torino. Una dichiarazione piccata del numero uno degli industriali italiani rivolta probabilmente al vicepremier e ministro dell’interno Matteo Salvini che ieri, da Bruxelles, ha tuonato ai giornalisti: «Non so quanto Confindustria rappresenti gli imprenditori italiani, Boccia deve avere ancora un po’ di pazienza».

In ballo c’è l’inerzia del Governo che, per Boccia, perde troppo tempo ad aspettare i risultati dell’analisi costi/benefici riferiti alla Tav. E non solo, in merito alla realizzazione bloccata delle grandi opere. È il solito gatto che si morde la solita coda. Gli industriali sono indispettiti dal comportamento di questo Governo giallo-verde che sembra privilegiare gli interessi dei dipendenti a scapito di quelli dei loro datori di lavoro.

Un circolo vizioso che necessita di una sintesi quasi impossibile. Se privilegi gli uni, danneggi gli altri. E viceversa. Anche se la storia insegna che le grandi industrie non hanno mai concesso diritti ai propri dipendenti se non costrette da scioperi selvaggi. Che oggi non ci sono più perché non ci sono più i sindacati.

A tutto ciò fa da contraltare la notizia di ieri data da Fca (Fiat) ai sindacati: un anno di cassa integrazione straordinaria, a Mirafiori, dal 31 dicembre 2018 al 29 dicembre 2019. Un provvedimento che riguarderà circa 3mila lavoratori. La “cassa” sarà utilizzata per l’avvio produttivo della 500 Elettrica e per la formazione dei lavoratori. E per fronteggiare il calo delle commesse registrato a Mirafiori sui modelli Maserati.

Ci risiamo. Adesso si chiama Fca, ma sempre Fiat è. Una multinazionale che ha portato la sede all’estero ma che continua – con la scusa di aver mantenuto diversi stabilimenti in Italia – a salassare il denaro degli italiani per finanziarsi i progetti. Già, perché il denaro che servirà a pagargli la cassa integrazione straordinaria lo tirerà fuori l’Inps. L’Istituto che non ha i denari necessari a pagare le pensioni agli italiani. Fca, oltretutto, non è più iscritta da tempo a Confindustria. Che ne pensa, Boccia? E i sindacati? E gli italiani?


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di Paolo Fileni

Elezione Presidente della Repubblica, 1ª chiama

Nessun accordo: 672 schede bianche


Camerano, 24 gennaio 2022 – Partita alle ore 15.00, a Roma, la prima votazione per eleggere il quattordicesimo Capo dello Stato della Repubblica Italiana. Il numero totale degli elettori fra Deputati, Senatori compresi quelli a vita, Rappresentanti delle Regioni, è sceso da 1.009 a 1.008: alla vigilia delle votazioni è venuto a mancare il deputato di Forza Italia Vincenzo Fasano. Quorum dei due terzi, dunque, almeno per questa prima votazione, fissato a quota 672. Domani, martedì 25 gennaio la Camera eleggerà a Montecitorio, al suo posto, Rossella Sessa, sempre di Forza Italia.

La prima chiama odierna è partita all’insegna di una grande incertezza: vuoi perché i leader politici non sono stati in grado di presentare candidati ufficiali, vuoi per il clima particolare in cui si muovono i Grandi elettori dovuto alla pandemia in corso.

Proprio a causa del virus, infatti, il presidente della Camera Roberto Fico – padrone di casa – ha stravolto le procedure di voto. Ha fatto sparire lo storico catafalco coperto di drappi rossi all’interno del quale si votava da sempre, e lo ha fatto sostituire con tre moderne strutture tipo cabina elettorale rigorosamente rosse (foto).

All’interno dell’emiciclo, ha disposto che i votanti debbano essere non più di cinquanta alla volta, ovviamente oltre ai commessi in servizio, cancellando in un sol colpo quell’atmosfera che si respirava in passato fatta da un’aula stracolma, da capannelli di parlamentari che discutevano fra i banchi cercando intese improbabili dell’ultimo minuto. In più, sempre grazie al Covid, ha relegato i parlamentari risultati positivi, circa una trentina, in un seggio speciale adiacente alla Camera dei deputati, in Via della Missione, facendoli votare in modalità drive-in.

Mentre in aula si procedeva alle votazioni secondo la chiama stabilita per ordine alfabetico, all’esterno dell’emiciclo i vari leader si sono mossi con frenesia per trovare quell’accordo su un nome condiviso che fino ad oggi non sono stati in grado di trovare. Esplicativo, in tal senso, il commento dell’editorialista de La Stampa Marcello Sorgi: «Ma perché non si sono messi d’accordo prima? Hanno avuto tutto il tempo per farlo!»

Fra i più attivi, in giornata, il leader della Lega Matteo Salvini che ha avuto dapprima un colloquio con il presidente del Consiglio Mario Draghi, poi con il segretario del PD Enrico Letta, poi con il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte.

Il lungo pomeriggio elettivo si chiude a Roma con lo spoglio delle schede, terminato alle 21.05. Come da previsioni più che annunciate, le schede bianche sono state 672 (prima dell’ennesima verifica); forse un caso, ma è lo stesso numero del quorum. Niente di fatto, dunque. Tutto rimandato a domani per la seconda chiama. Fra i votati oggi, Marta Cartabia (9), Paolo Maddalena (36), Umberto Bossi (6), Sergio Mattarella (16), Berlusconi (7). Ma pure nomi come Pierferdinando Casini e Walter Veltroni, il conduttore Rai Amadeus e il giornalista Bruno Vespa, oltre all’improbabile presidente della Lazio Lotito.

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