Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

Una striscia quotidiana di riflessione

MANOVRA DI BILANCIO: FORBICI E CANCELLINO!

3 dicembre 2018 – Nella notte appena trascorsa la Commissione Bilancio della Camera ha lavorato per rivedere gli emendamenti alla Manovra. Quel che si sta cercando di fare è trovare gli spazi per provare a ridurre il deficit al 2% – gradito dall’Europa che così non farebbe partire la procedura d’infrazione – rispetto al famoso 2,4% proposto dal Governo.

Un lavoro per nulla semplice, fatto soprattutto con forbici e cancellino. Una sforbiciata qui, una cancellazione là. Che, detto papale papale, significherà eliminare o tagliare una parte delle proposte avanzate da Conte, Di Maio, Salvini. Un taglio, lo 0,4%, che in soldoni significa 4/5 miliardi di euro in meno da spendere per far star meglio gli italiani.

Mi domando: ma la Commissione Bilancio che fa di giorno? Va bene l’urgenza, ma bisognava lavorare proprio di notte? Due punti mi hanno colpito. 1) La possibilità per le Regioni di fare 4mila assunzioni nei centri per l’impiego. Una misura che accompagna il Reddito di cittadinanza.

Mi domando: a che serve potenziare i centri per l’impiego se in questi non c’è l’offerta? Mi spiego: se le aziende non cercheranno lavoratori passando per i centri, i 4mila nuovi assunti cosa proporranno alle persone che andranno lì per trovare lavoro?

2) Salvini ha dichiarato: “Garantiremo il diritto alla salute: non capisco come abbiano potuto risparmiare chiudendo ospedali, reparti e pronto soccorso. Nella nostra Manovra la salute è ai primi posti”.

Una dichiarazione che spiega i disservizi prodotti nella Sanità marchigiana in ogni provincia. Ma pure in quasi tutte le Regioni. E proprio su questo punto dovrebbe interrogarsi la sinistra per giustificare la sua debacle elettorale e l’enorme perdita di consensi.

Una cosa è certa. I nuovi centri per l’impiego un obiettivo lo raggiungeranno comunque: nessuno potrà negargli di aver trovato lavoro a 4mila nuovi dipendenti. I loro.


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di Paolo Fileni

I riti del Natale per scacciare le solitudini

Luminarie, alberi di Natale, presepi e pranzi in famiglia


Camerano, 8 dicembre 2022 – Ma cos’è che davvero ci spinge l’8 dicembre a decorare le nostre case con luminarie sulle siepi o sulle ringhiere dei balconi, alberi di Natale e presepi? Cosa ci muove davvero, quando corriamo per negozi con la lista dei regali da fare a mogli, mariti, figli, parenti vari, amici, vicini di casa? O, sempre con la lista in mano, ci fiondiamo nei centri commerciali per acquistare una montagna di leccornie che addolciranno e arricchiranno i pranzi della Vigilia, di Natale, di Capodanno?

Certo, c’è chi risolve tutto prenotando un tavolo al ristorante, ma non è la stessa cosa del passare le festività in famiglia, perché al ristorante certi riti familiari non si possono consumare, e le persone hanno un estremo bisogno di riti. Li cercano, li organizzano, li consumano i riti a seconda delle situazioni per non sentirsi soli. Per sentirsi coppia, famiglia, comunità. Per sentirsi vivi, necessari, per sentirsi amati. E quando ami qualcuno glielo devi dire guardandolo/la negli occhi, sfiorandolo/la con una carezza.

La popolazione mondiale sta per raggiungere gli otto miliardi di esseri umani con, in alcuni casi, sovraffollamenti difficili da gestire. Nonostante ciò, gli esseri umani si sentono sempre più soli – si comportano e vivono, sempre più, coniugando le più svariate forme della solitudine. E forse è proprio per questo che rincorrono e coltivano i riti come quello del Natale, per scacciare – almeno per qualche giorno – quella endemica angoscia prodotta dalla solitudine che non confesseranno mai, ma che si portano dentro dalla nascita nascosta fra l’anima ed il cuore.

Con l’avvento dei social, poi, le solitudini hanno subito un’impennata. Si passa sempre più tempo davanti ad uno schermo e una tastiera, a dialogare con una fotografia. Non si va più per negozi, e regali e prodotti si acquistano nella solitudine di una cameretta scegliendo attraverso un’immagine e confermando l’acquisto con un click. Nessun rumore, nessun odore o profumo, niente scambio di pareri o d’informazioni con un venditore o una commessa, solo un click.

Siamo sempre più maledettamente soli. Più lo siamo, meno accettiamo di confessarlo: difficile trovare le parole per comunicare agli altri un malessere così profondo; forse non esistono parole per dire a voce, guardandosi negli occhi: “abbiamo bisogno di noi, di viverci, di confidarci, di fidarci”. Così, senza parole, esorcizziamo l’angoscia prodotta dalla solitudine affidandoci all’esternazione delle luminarie, all’accensione dell’albero di Natale, all’acquisto dei regali e all’organizzazione di pranzi e cene. Consapevoli, nel profondo, che dopo Santo Stefano la magia svanirà. Ma va bene così. Sappiamo fin troppo bene che la felicità è effimera e dura pochi istanti. Allora, godiamoci questo istante possibilmente in famiglia. Per non sentirsi soli, per sentirsi vivi!

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