Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

Una striscia quotidiana di riflessione

UN CANE SGARBATO

6 novembre 2018 – A Bologna, quando esasperato litighi con qualcuno e gliene dici di tutti i colori si usa dire: “gli ho mangiato la faccia!”. Un’espressione cruda, aggressiva, cannibalistica in senso figurativo, per sottolineare che più di quel che gli hai detto non era possibile.

Bene. Ieri sera a Camerano portando il cane fuori per il secondo dei suoi giri quotidiani ho mangiato la faccia a una giovane signora del posto. Nei salotti perbene si sarebbe detto che: ho perso le staffe. Ma siccome eravamo in prossimità dell’area cani, o sgambatoio per restare nell’ambito dell’ippica, quasi in aperta campagna, mangiargli la faccia mi sembra il termine più adatto.

La giovane signora in questione, possiede un bel cane pezzato. Con un difetto di fabbrica: ci sono cani che proprio non sopporta e se potesse li sbranerebbe ogni volta che li incontra. Il mio, è uno di questi. Ogni incontro è un’aggressione continua, con lo sbranatore che dall’interno dell’area cani prende a morsi la rete metallica che lo divide dall’esterno. E per fortuna che c’è la rete!

Questa storia andava avanti da mesi. E da diversi mesi al sottoscritto e al suo cane l’ingresso nell’area cani era interdetto se all’interno si trovava lo sbranatore. Senza museruola, come prescritto per i cani mordaci, e nell’indifferenza quasi totale della sua giovane proprietaria. Troppo impegnata con lo smartphone.

Esistono regole e buon senso, oltre all’educazione. La libertà di un singolo finisce là dove inizia quella altrui. Ma se le regole si ignorano, e tu invadi costantemente il mio spazio con la scusa che sei arrivata prima e fai quel che ti pare, allora non ti lamentare delle reazioni del prossimo.

Ieri sera, esasperato, le ho mangiato la faccia. Sono volate parole grosse e insulti. Ho esagerato. Ma mi sono tolto un peso che gravava sullo stomaco da mesi. Alla mia età, non c’è più tempo per aspettare. Ti prendi quel che ti viene e amen. Morale: quando uno è maleducato, è normale che abbia un cane “sgarbato”.

 


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Femminicidio e violenza di genere

104 le vittime in Italia nel 2022. Quattro nelle Marche


Camerano, 2 dicembre 2022 – “Il Rapporto annuale sulla violenza di genere rappresenta uno strumento necessario dal quale partire per affrontare un fenomeno sempre più complesso. I numeri sono il primo strumento per comprendere la portata di un fenomeno che, purtroppo, non accenna a rallentare”. Lo ha detto il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli sottolineando la valenza del Report annuale sulla violenza di genere nelle Marche per il 2021

Sono 104 le vittime in Italia nel 2022. Numeri spaventosi di vite spezzate, che coinvolgono anche il presente e il futuro di centinaia di minori. In due anni, si contano infatti 169 orfani per femminicidio, un terzo dei quali rimasto orfano anche del padre“, ha evidenziato Acquaroli.

(foto: Ikon Images / AGF – Copyright: Gary Waters)

Un fenomeno, quello della violenza di genere, che non accenna a rallentare e che si manifesta sotto moltissime forme, di cui l’omicidio resta la più ingiustificabile e orrenda punta dell’iceberg: violenza fisica, violenza psicologica, violenza sessuale, violenza economica, molestie e stalking, revenge porn, fino ad arrivare alle violenze legate a tratta e sfruttamento, stupro di guerra, mutilazioni.

Nel 2021, nelle Marche, si sono rivolte ai Centri Anti-Violenza 663 utenti (il 91% delle quali risulta essere un nuovo accesso). Ben 180 in più dell’anno precedente. Nel 2020 erano 483. Nel 2019 erano 471. Sono quattro le vittime che nelle Marche hanno perso efferatamente la vita nel corso del 2022.

Al di là dei numeri, comunque e sempre inaccettabili, che registrano un malessere in certi maschietti fatto di mancanza di rispetto, incapacità nell’accettare i ruoli, limiti culturali profondi e, in qualche caso, addirittura disprezzo per l’altro, sul fronte dei femminicidi resta ancora parecchia strada da percorrere: da parte delle istituzioni, delle forze dell’ordine, delle associazioni di categoria, della scuola.

Non è semplice, e non è detto che si arrivi davvero ad eliminare il problema. Troppo diffuso il fenomeno, troppo complicati certi rapporti interpersonali, troppo poche le forze dell’ordine messe in campo per affrontarlo. Questo però non significa che non si debba fare di tutto e di più per limitarlo quanto più possibile.

Ai maschietti, a certi maschietti, dico che se ne devono fare una ragione: una donna, la tua donna, non è una tua proprietà. Non puoi essere tu a scegliere – a pretendere – quel che deve fare, quello che può dire, come si deve vestire, chi frequentare, come vivere. Ma, peggio ancora, non puoi pretendere – pena l’eliminazione – che debba amare sempre e solo te. Tu maschietto, devi sapertelo guadagnare il rispetto e l’amore di una donna (vale per entrambi), e c’è un solo modo a tua disposizione per non riuscirci mai e fallire: dare per scontato che tu sei Dio. Mentre, in realtà, sei solo un piccolo uomo incapace di relazionarti con le sconfitte che la vita ti pone di fronte continuamente.

Chiudo con le parole pronunciate a Fano il 25 novembre scorso da Ignazio La Russa, attuale presidente del Senato: “Per arginare questo fenomeno serve un atto culturale. La società veramente pretende che il rispetto di una donna non abbia eccezioni. Un reato commesso nei confronti di una donna, perché ella è una donna, è un abominio nel senso vero del termine. Non bisogna offrire alibi, non bisogna mai offrire vie di fuga. Quando si uccide una donna, bisogna dire è stata uccisa senza ragione una donna, cominciamo a dire questo e avremo fatto un passo avanti”.

© riproduzione riservata


link dell'articolo