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Un successo il sondaggio per il Teatro Maratti

A Camerano il 98% dei votanti ha espresso la volontà di ristrutturarlo

Camerano, 27 settembre 2023 – Provare a ristrutturare un teatro chiuso e non agibile da quarant’anni e più (e tutta l’area del centro storico che gli sta intorno), è un’impresa titanica per un Comune di 7mila abitanti che, oltre ad un investimento importante – parliamo di cifre di partenza che oscillano dai 3 ai 6 milioni di euro – abbisogna di coraggio e visione. Il coraggio è quello di accendere un mutuo di tale portata che impegna l’intera comunità per 15/20/30 anni. La visione è quella di dare vita a un centro storico letteralmente morto e uno spazio polifunzionale a disposizione di tutti i cittadini.

Eppure, sta succedendo. Succede a Camerano, un Comune di 7.200 abitanti a circa 7 chilometri da Ancona, grazie all’Amministrazione Mercante (2021) che dopo tante chiacchiere e promesse mai mantenute dalle precedenti Amministrazioni: Del Bello (2016), Piergiacomi (2011), Di Giacomo (2006),  Pesco (2001), Ottaviani (1995), ha dato finalmente seguito alle promesse elettorali e ha fatto partire un progetto di ristrutturazione del Teatro Maratti in Piazza Roma.

E lo ha fatto nel modo più democratico possibile, con un sondaggio popolare sia on-line sia cartaceo che chiedeva ai cameranesi di esprimersi in due step. Il primo, rispondendo sinteticamente alla domanda: sei d’accordo a ristrutturare il Teatro Maratti e l’area limitrofa? Il secondo, invitandoli ad esprimersi su due opzioni: un nuovo teatro da 150 posti o un nuovo teatro da 220 posti con galleria.     

Poteva essere un’arma a doppio taglio quella del sondaggio. Poteva succedere che non rispondesse nessuno, che la maggior parte dei partecipanti dicesse no, grazie, non ci interessa. C’era il rischio di ricevere una valanga d’insulti. Invece i cameranesi sono stati fantastici, come è emerso dal Consiglio comunale aperto di martedì 26 settembre dove sono stati resi pubblici i risultati.

Quasi 900 i cameranesi che hanno partecipato al sondaggio: 465 utilizzando la modalità in cartaceo (52%), 430 quelli in modalità on-line (48%). E se il sì alla ristrutturazione poteva essere scontato (il 98% dei votanti ha risposto sì), lo era meno quale progetto sarebbe stato scelto. Ne è venuto fuori un quasi equilibrio: il 50% ha scelto l’opzione B (ristrutturazione del teatro con 220 posti a sedere, galleria e scala di emergenza esterna da sottoporre alla Soprintendenza; costo stimato 4 milioni di euro). Il 46% ha scelto l’opzione A (ristrutturazione del teatro con platea rivolta verso Piazza Roma, 150 posti a sedere, costo stimato 3 milioni di euro).

Tutto questo può sembrare una storia banale, anche perché nei fatti non è ancora stato fatto nulla di concreto; invece, non lo è per molti motivi. Non lo è per la risposta numerica ottenuta, che ha stupito persino i Consiglieri di minoranza che hanno lamentato di non essere stati né coinvolti né avvisati del sondaggio. Non lo è perché adesso è chiaro ciò che vogliono i cittadini: è stato messo nero su bianco. Non lo è perché una cittadina sorniona e poco partecipante ha detto forte e chiaro che la Cultura, quella con la C maiuscola, è importante per l’intera comunità. Non lo è perché per la prima volta da oltre quarant’anni a questa parte c’è un’Amministrazione che nel progetto di ristrutturazione ci ha messo la faccia, dichiarando a chiare lettere che un mutuo di tale portata è ampiamente sostenibile per le casse comunali.

Ora, via ai prossimi passi: l’affidamento agli architetti di un progetto definitivo di ristrutturazione del teatro e dell’area circostante che tenga conto di quanto espresso dai cameranesi nel sondaggio. Quando sarà pronto, verrà discusso in sede di Commissione consiliare e poi portato in Consiglio comunale per l’approvazione definitiva. Le banche che si sono dette disponibili alla concessione del mutuo sono state già trovate. Il sindaco Oriano Mercante è stato lapidario: «Anche se non saremo noi ad inaugurarlo, vorrei che la posa della prima pietra della ristrutturazione avvenisse entro la scadenza del mio mandato». Sindaco, che Dio l’ascolti! Ma pure la burocrazia.  

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