Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

Sardine, tonni e squali bianchi

Dal mare alle piazze per sentirsi pesci vivi

23 novembre 2019 – Grazie ai repentini cambiamenti climatici in atto nel burrascoso oceano della politica, si stanno verificando strani e imprevedibili fenomeni lungo tutta la penisola italiana. Le sardine, ubbidendo ad una forza indecifrabile scaturita dal profondo blu internettiano, abbandonano il proprio habitat naturale e sicuro dato dalle profondità marine per riversarsi in banchi numerosi nelle principali piazze delle città.

Un fenomeno di massa inatteso, manifestatosi repentinamente solo pochi giorni fa in quella Piazza Maggiore della dotta Bologna e subito ripetuto e replicato a Modena, poi a Palermo e via così con la previsione di altri banchi numerosi di pesce azzurro che andranno a riempire altre piazze, altri spazi, altri contenitori urbani.

Per fare… nulla, perché le sardine non fanno, stanno lì in piazza, pigiate una contro l’altra a guardarsi in faccia e ad annusarsi per cercare di riconoscersi.

Per dire… nulla, perché le sardine non parlano, si limitano a riportare slogan e a innalzare qualche cartello che il più delle volte riproduce se stesse.

Per andare… da nessuna parte, perché se stai dentro una piazza senza un percorso alle spalle lì resti.

Fuori da ogni metafora, e da ogni menata pseudo intellettuale o fanta politica, le sardine in Piazza Maggiore ci sono andate per tre semplici motivi: 1) per dire a Salvini che non è simpatico e che non lo vogliono; 2) per dire al PD che sono stufi del suo modo di fare politica, così lontano dai veri bisogni delle persone; 3) perché in piazza ci andava un amico/a e siccome poteva venirne fuori un modo diverso per passare la serata, perché non aggregarsi?

Così, come sempre succede in questi casi, l’Italia che non ne può più si spacca in due: chi è pro e chi è contro le sardine. E i partiti politici, impreparati a un tale sommovimento che per giunta è calmo e pacifico, se la fanno sotto dalla paura: Chi sono questi? Da dove sbucano? Che vorranno? Quanto dureranno?

Eravamo abituati a veder scendere in piazza i centri sociali che si scontravano con la polizia e spaccavano tutto; o gruppi di categoria che in piazza ci andavano con le bandiere dei sindacati per chiedere lavoro e pensioni adeguate. Queste sardine, in piazza ci vanno dicendo solo No alla Lega, senza far casino e senza esporre vessilli. Se Salvini vincerà, dovranno giocoforza tornare nel profondo blu. Se perderà, avranno avuto ragione e chissà, magari si evolveranno da sardine a partito politico.

Ma se decideranno di nuotare in quel mare tempestoso che è la politica, dovranno quanto prima rendersi conto che quelle acque sono popolate da grossi tonni e squali bianchi. Veri, mica fatti di cartone!


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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