Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

Salone del Libro, estromessa Altaforte

La cultura dei libri egemonia della politica?

9 maggio 2019 – Dopo giorni di polemiche e proteste di altri publisher (editori cartacei e/o proprietari siti web), la casa editrice Altaforte, ritenuta vicina a CasaPound, è stata estromessa dal Salone del Libro di Torino su richiesta della Città di Torino e della Regione Piemonte. «Di fronte all’atto politico – ha commentato Silvio Viale, presidente dell’associazione che si è aggiudicata il marchio dell’evento – noi come organizzatori non possiamo che adeguarci».

Per Sergio Chiamparino (Pd) presidente della Regione Piemonte: «È una decisione politica, una scelta di campo».

La reazione dell’editore Francesco Polacchi, proprietario di Altaforte: «Assurdo, abbiamo pagato per esserci. Faremo causa e la vinceremo». E aggiunge: «A sinistra esiste un antifascismo militante che diventa una mafia, una mafia culturale». Polacchi ringrazia anche gli scrittori che si sono sfilati dal Salone del Libro: «Pensavano di farci un torto sabotandoci, ma valutando gli aspetti commerciali, vediamo che il libro con l’intervista a Salvini ha scalato le classifiche».

E la procura, dopo l’esposto del Comune di Torino e della Regione Piemonte, ha aperto un’indagine su Polacchi per apologia di Fascismo dopo che lo stesso aveva dichiarato: «Sono fascista. L’antifascismo è il vero male del Paese».

A questo si è ridotta la cultura in Italia, a una questione politica. Con la sinistra che decide che cosa si può o non si può leggere, denunciando a destra e a manca quegli editori che non sono schierati dalla sua parte. Dimenticando, per comodo, di fare i conti con un certo Feltrinelli che se ne andava in giro a far saltare i tralicci dell’alta tensione.

Non ne faccio una questione politica. Perché anche la politica chiude tutti e due gli occhi di fronte alle questioni spinose e irrisolte. Se in Italia il fascismo è reato, perché esiste CasaPound? Perché gli si permette di partecipare alle elezioni con regolari liste politiche?

Ne faccio una questione culturale e di libertà. Non m’interessa qual è il colore politico di un editore, o su quale simbolo mette la croce quando si trova dentro la cabina elettorale. Non m’interessa che cosa ispiri la sua linea editoriale, m’interessa che, se ne ho voglia, io possa liberamente acquistare e leggere ciò che pubblica. Senza per questo essere tacciato d’essere fascista, comunista o anarchico.

Qui si sta tornando al 1200, ai tempi dell’Inquisizione, con la Chiesa che proibiva e nascondeva certi libri, tantissimi libri, condannando gli autori al rogo per eresia. O forse, quei tempi non sono mai finiti, è solo cambiata la regia.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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