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Rifatta Ancona, rifacciamo gli anconetani

Se l’hardware è nuovo dev’essere nuovo anche il software

Camerano, 2 gennaio 2022 – L’assessore dorico alla Cultura Paolo Marasca (foto) entra nel merito dei 20 milioni di euro arrivati in città. Serviranno per riqualificare il Mercato delle Erbe, la Biblioteca Benincasa, il Palaveneto, la Mole e Pinacoteca. «La sfida del nuovo tempo – dice Marasca – è rigenerarsi tutti insieme, e per rigenerarsi tutti insieme serve un approccio culturale che dia senso a questa parola: “insieme”, senza chiacchiere, con lavoro e anche confronto duro, ma schietto, e concretezza».

Tutto bello, sano, condivisibile. Rigenerarsi tutti insieme, cambiando l’approccio culturale. Un po’ come dire che, rigenerato l’hardware (la parte fisica delle strutture), occorre il giusto approccio verso il software (i programmi che ci metti dentro). Puoi abbellire il guscio dell’uovo quanto vuoi, ma se al suo interno trovi solo un tuorlo sbiadito immerso nell’albume opaco avrai solo un bell’uovo poco appetibile.

E che Ancona assomigli a quell’uovo è un rischio, altamente possibile, che la città non può permettersi. Sono anni che i suoi politici, i rappresentanti delle varie associazioni e dei musei, candidano senza successo la città dorica a Capitale italiana della Cultura. Le bocciature collezionate, tante, troppe, testimoniano la non sostenibilità dei progetti presentati, l’incapacità ad attrarre l’immaginario collettivo della Commissione del Mibact.

Basteranno quei 20 milioni in arrivo per cambiare la città? No, ovviamente. Marasca, non a caso, dice: “tutti insieme, senza lasciare indietro nessuno”. Quel tutti insieme sta per tutti gli anconetani, proprio tutti. Dal più ricco al più povero, dal più intelligente al più stupido, dall’imprenditore all’operaio, da chi produce cultura a chi la consuma. Insomma, un bel cambio di passo, sia fisico sia mentale, che allo stato attuale delle cose sembra quasi impossibile da realizzare.

Occorre coraggio e apertura mentale. Occorre una visione comune, quella che ad oggi Ancona ha dimostrato di non possedere, troppo impegnata com’è a curare il singolo orticello con profonda invidia per quello del vicino. Si badi bene, a tutti i livelli.

Per tornare all’uovo, una volta abbellito il guscio (o mentre lo si fa), bisognerebbe abbellire anche chi ci sta dentro. Ovvero, cambiare la mentalità delle persone e il loro approccio ai progetti. Come? Con scelte giuste, ponderate, collettive e proiettate in avanti.

Venti milioni per quelle opere sono una grazia di Dio. Vanno fatti i complimenti a chi li ha saputi intercettare. Adesso, però, vanno spesi bene. Un po’ di quei denari, fosse possibile ma non lo è, andrebbero spesi per ricordare agli anconetani che per far bella la città non basta ristrutturare una biblioteca, occorre anche leggere i libri che contiene.

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