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Quel rospo che agli inglesi proprio non va giù

La supponenza dei tifosi d’oltre manica che hanno perso la faccia e la dignità sportiva

14 luglio 2021 – E così, nel calcio, siamo Campioni d’Europa. Sono tre giorni che lo stiamo festeggiando. Lo siamo diventati nonostante il falso antirazzismo, la spocchia, la maleducazione diffusa dei tifosi inglesi. Che gli siano girate le scatole è comprensibile: perdere il titolo continentale a casa propria, a Wembley, contro i pizzaioli con mandolino per antonomasia, per loro non era accettabile. Uno smacco indicibile; un boccone troppo amaro da mandar giù.

E invece l’hanno dovuto ingoiare tutto quel rospo così viscido e doloroso. Ma siccome gli inglesi hanno dimenticato da un pezzo quel che significa essere nobili signori, principino compreso, il rospo gli è rimasto a mezza gola e, per non soffocare del tutto, hanno pensato bene di perdere la faccia, l’orgoglio e l’onore di fronte al mondo intero. Come? Bè, l’hanno visto tutti in mondovisione: i tifosi, sputando e calpestando il tricolore nel pre-partita (foto) e poi, nel post, lasciando lo stadio senza aspettare la premiazione; i giocatori, sfilandosi dal collo la medaglia d’argento un attimo dopo che gli era stata consegnata.

Lo fanno in tanti per via della frustrazione? Problemi loro. Non si fa e basta. Si chiama rispetto. Gli italiani non l’hanno mai fatto, che ricordi. E a dimostrare ai cafoni inglesi come si perde con onore e dignità ci aveva pensato qualche ora prima, sempre domenica, Matteo Berrettini dal campo in erba del tempio del tennis. Persa a testa alta la finale di Wimbledon (a un tiro di schioppo dallo stadio Wembley) contro l’immenso Novak Djocovick, l’italiano, con classe immensa, umiltà e il sorriso sulle labbra, ha reso omaggio al vincitore dicendogli che stava scrivendo la storia del tennis.

Lo sport insegna a rialzarsi quando cadi. Insegna ad accettare allo stesso modo le vittorie così come le sconfitte. ma soprattutto insegna ai vincitori ad avere rispetto dei perdenti e viceversa, e non solo perché domani i ruoli potrebbero invertirsi. Si chiama essere uomini, significa dignità, una finale di un torneo di calcio, seppur di grande prestigio, non è mica la terza guerra mondiale! E domenica 11 luglio, a Wembley, di questo genere di uomini sugli spalti inglesi o nella squadra England non se ne sono visti.

L’odio verso gli italiani (perché alla fine di questo si tratta oltre alla supponenza), gli inglesi se lo portano dietro da secoli. Ricordo un viaggio a Londra qualche decennio fa. Il tassista che mi accompagnò in albergo, per tutta la durata del tragitto non fece che insultare gli italiani dicendo di loro (di noi) le peggiori cose. Bontà sua che non capii una parola. Quel che ci vomitò addosso me lo tradusse chi mi accompagnava ma dopo, quando ormai il deficiente se n’era andato.

Alla luce di quanto accaduto la scorsa domenica, sono contento che l’Inghilterra sia uscita dall’Unione Europea, e ancor più contento che a dargli una sonora lezione di calcio sia stata l’Italia. E spero ardentemente che quel tassista abbia assistito alla partita.

Forse, l’Italia del ct Mancini non è il team di calcio più forte in Europa, ma in quanto a stile, classe, fair play, cuore, spirito di sacrificio è nettamente superiore a quello dell’Inghilterra. I tifosi italiani non sputano sulla bandiera degli avversari, e quando l’Italia perde piangono e si disperano ma stanno lì, fino alla fine, ad onorare i vincitori. Perché se dallo sport, così come dalla vita, togli il rispetto verso chi ti ha battuto lealmente, allora significa che non hai rispetto neppure per te stesso o per la causa per cui hai lottato.

Siamo Campioni d’Europa e, per dirla alla Bonucci, gli inglesi ne devono mangiare ancora tanta di pastasciutta… Anche perché, e questa è un’altra lezione dello sport alla quale non si potranno sottrarre, prima o poi capiterà un’altra Italia-Inghilterra e… sono davvero curioso di vedere con che facce i sudditi di Sua Maestà scenderanno in campo!

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