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Perché Sanremo è like… rap… trap… trash…

Amadeus chiude un’era e apre alle star social che non conosce (quasi) nessuno

Camerano, 19 dicembre 2020 – Mi sono preso il lusso di pensarci su 36 ore e più prima di tirare alcune conclusioni personali. Una delle quali è: “Il tempo passa troppo in fretta e la vecchiaia te la ritrovi addosso all’improvviso in men che non si dica”. E a farmi sentire vecchio, questa volta, è stato il conduttore Rai Amadeus quando ha presentato l’altra sera la lunga lista dei 26 big che parteciperanno al Festival di Sanremo 2021.

Già, perché tolti Orietta Berti (salirà per la dodicesima volta sul palco dell’Ariston: grazie per esserci ancora!), Arisa, Max Gazzè, Francesco Renga, Noemi, Malika Ayane, Ermal Meta, Annalisa e lo Stato Sociale, tutti non di primo pelo e tutti già affermati sulla scena musicale nazionale, tutti gli altri, e sono 17, sono big che non conosco, che non ho mai ascoltato e che difficilmente ascolterò per via del loro linguaggio musicale che non mi appartiene.

Nel presentare i 17 a me sconosciuti, tutti giovanissimi e quasi tutti al debutto al Teatro Ariston, Amadeus non ha tessuto le loro doti qualitative o i loro successi discografici, ma ha citato le loro visualizzazioni sui social come youtube, spotify o altre simili piattaforme. Tre milioni questo… cinque milioni quest’altro… nove milioni quell’altro… Così ho capito perché non li conosco: semplicemente, non frequento quelle piattaforme.

Oggi va così, scrivi un pezzo, non importa quanto impegnato o quanto musicalmente sofisticato, lo sbatti su una piattaforma musicale e aspetti. Se raccoglie i like di soli parenti e amici è un flop, se invece oltrepassi il milione e rotti di “mi piace” rischi di ritrovarti a Sanremo a cantare in gara con i big senza nessun tirocinio alle spalle. Alla faccia di chi, per arrivare, passa anni e anni a studiare di giorno e a fare la gavetta nei localini di provincia la sera. Anni e anni…

Oppure come Irama o Gaia, vai ad Amici di Maria De Filippi, passi le selezioni, ti misuri per mesi con tutti i generi musicali, fai sfide con altri pretendenti e alla fine, se sei bravo e vinci il talent, ti sei guadagnato un posto all’Ariston fra patemi, paure, prove sfiancanti, virtuosismi e cento dimostrazioni di bravura. Una bella differenza, non c’è che dire!

Personalmente, i vari Coma Cose, Fulminacci, Madame, Willie Peyote, Fasma, Gio Evan, Random e compagnia cantante (è proprio il caso di dirlo), non li ho mai sentiti cantare né citare prima dell’altra sera da Amadeus. Messi insieme, però, superano abbondantemente le centinaia di milioni di visualizzazioni social… delle due l’una: o sono celeberrimi tra i nostri figli, o sono vecchio e fuori tempo io. Vada per la seconda. La musica evolve, i gusti cambiano. D’altro canto, quando avevo 16 anni criticavo mio padre perché apprezzava Claudio Villa. Ne ho impiegati altri venti per arrivare ad apprezzarlo anch’io.

Un plauso finale a Orietta Berti. Potrebbe essere la nonna di molti di questi big sconosciuti, eppure è ancora lì a crederci e a misurarsi con loro. Immensa. “Finché la barca va”, testimone d’un tempo che non c’è più e di quanto la musica non abbia tempo quando è stata capace d’incidere nel tuo tempo che fu.

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