Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

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LE LACRIME DI COCCODRILLO DI JUNCKER

16 gennaio 2019 – Che il presidente della Commissione Ue faccia pubblicamente ammenda dei suoi errori nel recente passato, è l’ultima delle stupidaggini politiche messe a segno da questo controverso, antipatico e impopolare leader della Comunità europea.

Avvocato lussemburghese fino al 1980, Juncker è stato Primo ministro nel suo Paese e Presidente del Fondo monetario internazionale, finché uno scandalo riguardante i servizi di intelligence, nel 2013, lo costrinsero alle dimissioni. Da lì, si riciclò nella Comunità europea attraverso il Partito Popolare Europeo.

L’austerità negli anni della crisi è stata avventata – ha detto ieri a Strasburgo in occasione del ventennale dell’euro – ma non perché volevamo sanzionare chi lavora e chi è disoccupato: le riforme strutturali restano essenziali”.

Un mea culpa che ci poteva semplicemente risparmiare: in primo luogo perché ormai lo avevano capito tutti da tempo, in secondo perché ammettere le proprie sconfitte per un leader istituzionale è l’equivalente di un addio alla propria carriera politica. In ultimo, perché una volta concretizzato il danno resta e non è certo un’ammissione di colpa a risolverlo. La Storia non torna indietro.

Non siamo stati sufficientemente solidali con la Grecia e con i greci” ha aggiunto, peggiorando ulteriormente la sua posizione. Dopo aver affamato e costretto alla povertà centinaia di migliaia di ellenici, non puoi andare a dirgli: “mi dispiace”. E se lo hai fatto con loro, lo hai fatto sicuramente anche con altri (Italia docet).

Il leader del M5S Di Maio lo ha commentato così: “Le lacrime di coccodrillo fuori tempo massimo non mi commuovono. Juncker e tutti i suoi accoliti hanno devastato la vita di migliaia di famiglie con tagli folli, mentre loro buttavano un miliardo di euro l’anno in sprechi come il doppio Parlamento di Strasburgo”.

Juncker, che alla luce di tutto ciò definirei l’indifendibile, dal prossimo maggio con tutta probabilità sparirà dalla scena politica europea. E, a parte i suoi fedelissimi, non lo rimpiangerà nessuno. Se fossi greco, prima di maggio andrei a Bruxelles ad offrirgli un bicchiere di Moschofilero prima di salutarlo con un ben assestato calcio nel sedere.


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di Paolo Fileni

Primarie del centrosinistra ad Ancona

Lo scontro politico per scegliere il candidato sindaco è fra Ida Simonella e Carlo Maria Pesaresi


Camerano, 23 novembre 2022 – A solleticare questo paneburro&marmellata – ultimamente non è semplice trovare argomenti stimolanti – è stato un lungo post su Facebook di Ezio Gabrielli pubblicato qualche giorno fa e intitolato “Si torna a respirare!”. Consiglio di leggerlo. Argomento: le primarie del centrosinistra ad Ancona per scegliere il candidato sindaco alle Amministrative del 2023.

Due sono i candidati: Ida Simonella, appoggiata apertamente e senza tanti fronzoli dal sindaco uscente Valeria Mancinelli, e Carlo Maria Pesaresi. Quest’ultimo, nelle grazie di Ezio Gabrielli: lo ammette con forza nel suo post di cui, tra l’altro, condivido quasi in toto l’analisi.

Sono 17 i seggi scelti per le primarie sparsi in città, ai quali domenica 27 novembre potranno accedere dalle ore 8.00 alle 20.00 (tranne i seggi 9 e 12 aperti dalle 8.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 20.00), tutti gli anconetani dai 16 anni in su, previo un minimo contributo in denaro che pare essere volontario.

La feroce critica di Gabrielli al doppio mandato consumato dalla Mancinelli, la condivido. Non conosco personalmente lui, o i due candidati in lizza, o la Sindaca uscente, per cui posso dire la mia senza vincoli di sorta.

«L’impegno di Carlo Pesaresi di questi giorni ha imposto a tutto il centrosinistra, comprese le parti più recalcitranti e settarie, di rimettersi in moto rianimando un sistema linfatico di relazione che l’approccio Mancinelliano della delega in bianco – ed è questa la critica più feroce che deve essere rivolta a quel gruppo dirigente – aveva inaridito», scrive Gabrielli. E ancora: «Il centrosinistra ha realmente creduto che si potesse presidiare un territorio con l’idea dell’uomo/donna forte a cui delegare le scelte… e lo scorso settembre ci siamo, anche nella nostra città, ritrovati con un corpo rattrappito (incapace financo di fare una iniziativa elettorale con tutti i candidati alla Camera, Senato e Primarie), bloccato dall’anoressia di confronto e di idee e così, ritrovarci con una manciata di voti di distanza dal centrodestra».

«Abbiamo governato bene – continua Gabrielli – ma abbiamo manifestato limiti; nelle dinamiche complesse (esempio fra tutte la costruzione dell’azienda unica provinciale dei rifiuti, obbiettivo principale che era stato dato alla Mancinelli sette anni fa), la politica della delega e della semplificazione arrogante non ha funzionato; un tempo siamo stati un capoluogo di regione ma abbiamo perso, in favore di una visione “paesana”, la capacità di esercitare quel ruolo».

Su “abbiamo governato bene” caro Gabrielli, dissento. L’Ancona di oggi non è migliore di quella presa in mano dalla Mancinelli dieci anni fa. Ancona capoluogo di regione, oggi, è una bestemmia. Basta fare un giro a Fano, Pesaro Urbino, Civitanova o Ascoli per capire e toccare con mano quanta vita sociale ed economica in più ci sia in quelle realtà rispetto alla dorica. Invito i lettori ad esprimersi su questo concetto.

In ultimo, al di là delle manovre di partito e degli eventuali interessi in gioco, personalmente m’interessa poco chi sarà il candidato Sindaco di Ancona del centrosinistra. Che sia Simonella o che sia Pesaresi – dalle voci di corridoio, il vincitore delle primarie del centrosinistra si dovrà misurare con il candidato di centrodestra Daniele Silvetti, attuale presidente dell’Ente Parco del Conero, ma non c’è nulla di ufficiale – quel che davvero m’interessa, e credo sia così anche per la gran parte degli anconetani, è che il nuovo Sindaco di Ancona abbia le capacità necessarie, e la giusta visione, per riportare Ancona al centro della regione Marche sul piano politico, geografico, sociale, industriale, culturale e turistico. Un gran lavoro, non lo nego, ma è un lavoro che va fatto se Ancona vuole restare a pieno titolo capoluogo di regione.

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