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GIOVANI IN FUGA DALL’ITALIA

6 marzo 2019 – L’esodo dei giovani italiani all’estero non accenna a diminuire anzi, è in costante aumento. Migliaia di giovani che fuggono dal nostro Paese con un costo per la società molto alto.

A rivelarlo è l’inchiesta di Barbara Pavarotti, giornalista che ha girato un docu-film “Italia addio, non tornerò” con decine di interviste ai ragazzi che hanno scelto di emigrare all’estero. Una perdita di “capitale umano” che, secondo Confindustria, costa 14 miliardi di euro: un punto di Pil ogni anno.

Prodotto dalla Fondazione Paolo Cresci, il docu-film rivela una realtà impietosa: i giovani preferiscono andare all’estero perché lì trovano più opportunità, meritocrazia, meno stress. E ritengono che l’Italia sia un Paese che non investe sui giovani e sul loro futuro. Una verità, a mio avviso, vera solo per la parte che riguarda il loro futuro. L’Italia sui giovani investe parecchio e con buoni risultati. Lo fa nella loro formazione.

Asilo, scuola secondaria, primaria, superiore e università è l’iter della formazione di uno studente italiano. Che allo Stato costa parecchi miliardi. E proprio quando, una volta laureati, i nostri giovani potrebbero iniziare a restituire allo Stato buona parte di quell’investimento entrando nel mondo del lavoro, ecco che prendono e se ne vanno a lavorare all’estero. In Paesi stranieri che non hanno speso neppure un penny per la loro formazione.

È una dura, durissima realtà. Che oltretutto si traduce in una perdita secca di talenti e capacità individuali tutti made in Italy. Una perdita irreversibile nella maggior parte dei casi, perché sarà molto improbabile il loro ritorno in Patria in futuro.

Per certi versi, ricordano l’esodo dei nostri nonni o bisnonni che emigrarono verso le Americhe, o in Austria, Belgio, Svezia, Germania verso la fine dell’ottocento e i primi del novecento. Ma in quei casi, se ne andavano contadini senza terra, braccianti senza lavoro, muratori in esubero e qualche visionario. Tutta gente che oltre a inseguire un sogno dava una speranza e un briciolo di spazio in più a chi restava. Oggi, se ne vanno le menti, i cervelli migliori prodotti dalle nostre università. Se ne vanno giovani medici e ingegneri preziosissimi per lo sviluppo socio-economico e tecnologico di una nazione.

Nel cono d’ombra di questa fuga all’estero dei nostri giovani, grigissimo, resta un interrogativo. Perché, anziché fuggire, non restano qui a impegnarsi e a lottare per fare dell’Italia un paese migliore, capace di dar loro quelle risposte e quelle opportunità che oggi non hanno? Sarebbe un bel film!