Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

Pane burro & marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

 

EROS & PATHOS VIAGGIANO INSIEME

(Cupido invece viaggia da solo)

14 febbraio 2019 – Dacché esiste il mondo, pare che a regolare i destini e gli equilibri dei suoi abitanti sia proprio l’amore: “L’amor che move il sole e le altre stelle”, scriveva Dante Alighieri nell’ultimo verso del Paradiso della sua Divina Commedia. A sottolineare la forza dirompente di questo sentimento umano così potente da far muovere l’intero universo.

L’amore e gli innamorati, inconsapevoli di ciò, nella storia dell’umanità han fatto scrivere pagine immortali, con quel Cupido irriverente e dispettoso che se ne va in giro svolazzando a destra e a manca armato di arco e frecce che spesso scaglia a caso – senza prenderci sempre – divertendosi a instillare il seme dell’amore anche là dove non dovrebbe.

Eros e Pathos, il dio dell’amore e quello della sofferenza nella mitologia, spesso viaggiano insieme.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte che, come vedi, ancor non m’abbandona”, scriveva, sempre Dante, nel celeberrimo quinto canto dell’Inferno dedicato alla figura di Francesca da Rimini, amante di Paolo Malatesta e sposata con il di lui fratello, Gianciotto. La storia dice che Gianciotto scoprì il tradimento e li uccise entrambi.

Letteratura, pittura, scultura, cinema e canzoni hanno da sempre tratto ispirazione dall’amore e dalle storie degli innamorati. Meglio se disgraziate o fallimentari però perché, come Cupido insegna, l’individuo è bravissimo a complicarsi l’esistenza e a struggersi l’anima e il cuore per l’inarrivabile e il trasgressivo piuttosto che accontentarsi di un sano e scontato tran tran. Ma: “Al cuor non si comanda”, recita la saggezza popolare e mai detto fu più azzeccato, concreto e coniugato.

Sia come sia. Ognuno di noi è artefice del proprio destino, e dal momento che risulta impossibile sottrarsi alla forza dirompente dell’amore – una volta scoccata, la freccia di Cupido non si può fermare – lasciamoci andare totalmente quando ci ammaliamo d’amore. Doniamoci completamente all’altro con il meglio di noi, pensiamo ad Eros e dimentichiamoci Pathos, sarà comunque lui ad occuparsi di noi, prima o dopo…

Buon San Valentino a tutti, e mi raccomando… fate i bravi!


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di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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