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QUEL RISTORANTE AL FARO DEL CARDETO

Ancona, 12 febbraio 2019 – C’è un vecchio faro di proprietà del demanio, costruito intorno alla metà del 1800 e abbandonato da anni, posizionato sulla sommità di un colle e immerso all’interno di un parco pubblico. C’è la volontà del demanio di recuperare e monetizzare queste vecchie costruzioni inutilizzate che cadono a pezzi. Decine i beni immobili del genere sparsi lungo le coste del territorio nazionale. Qui, nella fattispecie, si parla del vecchio faro che sorge sulla sommità del colle dei Cappuccini all’interno del Parco del Cardeto. Ad Ancona.

Parte il bando per il suo recupero che, alla fine, si aggiudica l’impresa Artingegneria srl di Borgomanero, provincia di Novara, Piemonte. Unica a partecipare. Nelle intenzioni del suo titolare, l’ing. Carmine Fioravante, c’è la trasformazione del faro in un ristorante con chef stellato e abbellimenti vari dell’area. L’investimento proposto da Artingegneria, accettato dalla commissione esaminatrice nella prima fase, prevede un canone trentennale così suddiviso: 120mila euro per i primi dieci anni; 240mila euro nei successivi dieci, 360mila euro nei restanti dieci. Ora si aspetta la decisione definitiva da parte del responsabile unico del progetto.

Ma la notizia è un’altra. Gli anconetani un ristorante stellato all’interno del Parco del Cardeto non lo vogliono! Perché l’impatto ambientale sarebbe insostenibile, e stravolgerebbe l’equilibrio naturalistico. Perché, per alcuni, sarebbe una privatizzazione di spazi pubblici. Perché, per altri, è inaccettabile che qualcuno si arricchisca alle loro spalle solo perché ha il coraggio d’investire di suo in qualcosa che loro non si sognerebbero neppure.

Tante le posizioni, molte delle quali davvero difficili da sostenere. L’ing. Fioravante non acquista nessun faro ma lo “affitta” per trent’anni versando 720 mila euro e impegnandosi a ristrutturarlo evitando così che cada a pezzi. E questo non toglie nulla a nessuno dal momento che il Parco continuerà ad essere fruibile dai cittadini per portare a spasso se stessi e i loro animali.

È di questi giorni un’altra levata di scudi contro il progetto del ristorante, dal momento che l’Artingegneria srl ha chiesto di poter ampliare la struttura in base ad antichi carteggi e di poter usufruire di un’area adiacente da adibire a posteggio per le auto, condicio sine qua non per andare avanti. Apriti cielo! Le auto al Cardeto, no! Persino il Movimento 5 Stelle dorico s’è schierato a difesa del Parco privo di veicoli.

Non voglio difendere o attaccare chicchessia, e alla fine sarà l’Agenzia del demanio a decidere. Ma una provocazione finale la voglio fare. Visto come fino ad oggi sono state gestite realtà come il Passetto e Portonovo, e visto com’è ridotta Ancona sul piano socio-culturale-turistico, prima di tarpare le ali a quei pochi imprenditori che vogliono investire in città ci penserei su due volte, o anche quattro o cinque. Dall’immobilismo non possono che nascere cimiteri.