Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

Pane burro & marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

 

SOLDI AL FESTIVAL DI SANREMO 2019

(ultima serata e vincitore)

10 febbraio 2019 – Dopo cinque lunghe serate di spettacolo e musica, cala il sipario definitivamente sull’edizione n. 69 del Festival di Sanremo. Quella di Claudio Baglioni bis incentrata sull’armonia. Vince, a sorpresa persino per lui, Mahmood con Soldi; alle sue spalle Ultimo con I tuoi particolari e buon terzo  Il Volo con Musica che resta. Quarta, Loredana Bertè, che il pubblico conservatore presente all’Ariston ha acclamato a lungo come vincitrice. Segno che per i più a Sanremo la canzone passa in secondo piano quando sul palco sale un “mostro sacro”. Un tempo almeno era così, ma sono cambiati i tempi, è cambiato il pubblico a casa, sono cambiati i gusti e le sensibilità. Per fortuna!

Questa mattina presto, dopo aver aspettato con pazienza che il pubblico defluisse, spenti i mille faretti delle luci, staccata la spina della consolle dei volumi, aperte le porte del teatro alle donne delle pulizie, il custode dell’Ariston ha chiuso a doppia mandata le porte dell’ingresso principale del tempio della musica italiana. S’è incamminato per una Via Matteotti ancora brulicante di gente, respirando l’aria resa frizzante dalle note di sol-di, sol-di, come va, come va …, senza cogliere la disperazione che si nasconde dietro quelle note. Lui no, ma il pubblico sì che l’ha colta e per empatia l’ha premiata. È terminata l’edizione 2019 del Festival, ma la vita dell’Ariston continua e al custode restano poche ore di sonno prima di ricominciare…

Intorno a lui, sono ormai le tre di notte, i ristoranti sanremesi si riempiono di cantanti, accompagnatori, manager della musica, tecnici, o semplici curiosi speranzosi in un selfie da postare subito su Facebook… Con la mamma di Mahmood che, in una stanzetta, aspetta raggiante che il suo ragazzo torni a casa. Consapevole e preoccupata dal fatto che in pochi minuti la loro vita sia stata stravolta per sempre. Sol-di, sol-di…

I primi dieci classificati a Sanremo 2019:

Mahmood, Soldi; 2° Ultimo, I tuoi particolari; 3° Il Volo, Musica che resta; 4° Loredana Bertè e Briga, Cosa ti aspetti da me; 5° Simone Cristicchi, Abbi cura di me; 6° Daniele Silvestri, con Rancore: Argento vivo; 7° Irama, La ragazza con il cuore di latta; 8° Arisa, Mi sento bene; 9° Achille Lauro, Rolls Royce; 10° Enrico Nigiotti, Nonno Hollywood.

La mia personale classifica:

  • Enrico Nigiotti, Nonno Hollywood – 28+10 = 38
  • Il Volo, Musica che resta – 28+9 = 37
  • Irama, La ragazza con il cuore di latta – 27+10 = 37
  • Simone Cristicchi, Abbi cura di me – 27+9 = 36
  • Daniele Silvestri, con Rancore: Argento vivo – 26+8 = 34
  • Arisa, Mi sento bene – 26+8 = 34
  • Mahmood, Soldi – 24+9 = 33
  • Ultimo, I tuoi particolari – 24+9 = 33
  • Loredana Bertè, Cosa ti aspetti da me – 22+8 = 30
  • Francesco Renga, Aspetto che torni – 21+8 = 29
  • Boomdabash, 21+8 = 29
  • Negrita, I ragazzi stanno bene – 21+7 = 28
  • Anna Tatangelo, Le nostre anime di notte – 21+7 = 28
  • Ex Otago, Solo una canzone – 21+6 = 27
  • Einar, Parole nuove – 20+7 = 27
  • Paola Turci, L’ultimo ostacolo – 20+7 = 27
  • Nek, Mi farò trovare pronto – 19+8 = 27
  • The Zen Circus, L’amore è una dittatura – 20+6 = 26
  • Federica Carta e Shade, Senza farlo apposta – 18+7 = 25
  • Francesco Motta, Dov’è l’Italia – 18+6 = 24
  • Nino D’Angelo e Livio Cori, Un’altra luce – 18+6 = 24
  • Patty Pravo e Briga, Un po’ come la vita – 17+6 = 23
  • Ghemon, Rose viola – 17+5 = 22
  • Achille Lauro, Rolls Royce – 16+6 =22


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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