Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

Senigallia – Ridatemi indietro mia figlia!

L’appello alle Istituzioni di una madre che si è vista sottrarre la propria bambina

Senigallia, 29 maggio 2021 – Esistono storie che non vorrei mai raccontare se non all’interno di un romanzo. Ma certe storie, quando parlano di problemi reali, difficoltà familiari, sofferenze e soprusi dove al centro ci sono bambini, vanno scritte e divulgate. Anche se fa male. Anche se la mano trema pigiando sulle lettere della tastiera. Perché la vita, a volte, sa imbastire trame che superano la più fertile fantasia. Perché certi comportamenti dell’individuo, i fenomeni e le funzioni che lo spingono a muoversi nel mondo innescando meccanismi comportamentali deviati, non si possono né accettare né sottacere.

La storia che vi sto per raccontare inizia nel 2015, e si snoda tra Passo Ripe, Senigallia e Casine di Ostra. In quell’anno Sofia (nome di fantasia), già mamma di una bambina di 10 anni, mette al mondo due gemelle. In casa le cose non vanno tanto bene, il marito di Sofia alza troppo spesso il gomito e maltratta la moglie. Bisognosa di una mano, la donna accetta l’aiuto della cognata, moglie del fratello di suo marito.

Passano alcuni anni, le cose peggiorano. Nel 2018 Sofia, stanca dei maltrattamenti del marito, decide di denunciare la sua situazione familiare. A lei e al marito viene tolta la patria potestà. I servizi sociali di Senigallia intervengono e decidono di affidare temporaneamente le tre bambine alla cognata di Sofia. Questa decisione le permette di recarsi in un centro antiviolenza a Pesaro, dove resta circa una settimana perché nel frattempo sua madre si è adoperata per mettere pace in famiglia.

Sofia torna a casa. Suo marito inizia a curarsi presso il Sert di Senigallia da dove uscirà disintossicato dall’alcol, condizione che ha mantenuto fino ad oggi e continua a mantenere. I servizi sociali nel frattempo hanno fatto rientrare a casa la figlia più grande e una delle due gemelle, mentre l’altra gemella è stata collocata temporaneamente presso la zia.

Tutto sembra sistemarsi, con pazienza le cose si stanno mettendo bene per Sofia e la sua famiglia che pian piano si sta incanalando in un tran tran di tranquillità. Oggi, lei ha un lavoro così come suo marito che, tra l’altro, non la maltratta più. Quel 2015 è ormai lontano. L’avvocato di famiglia confida che a breve ai due venga restituita la patria potestà. Capita a tutti di passare un momentaccio. Chi non ha avuto problemi familiari? Oggi, finalmente, sembrerebbe tutto sistemato, tutto superato. E invece, no!

Oggi, Sofia sta ancora lottando e il suo nemico è diventata sua cognata che si rifiuta di restituirle l’altra gemella, quella che i Servizi sociali avevano collocato temporaneamente presso di lei. La donna è diventata ostile a Sofia, s’è innamorata della piccola, va in giro a dire che quella bimba di sei anni è sua figlia e non ci pensa neppure lontanamente a restituirla alla madre legittima. Ma fa di più, è arrivata persino a non rispettare gli incontri settimanali tra la piccola e sua madre. Incontri che il Giudice aveva concesso. Arriva a vietare a Sofia di festeggiare insieme il compleanno della piccola.

Ad oggi, pur abitando in due Comuni poco distanti fra loro, sono quattro mesi che Sofia non vede sua figlia, e la pandemia non l’ha certo aiutata. Ha denunciato la situazione ma alla fine s’è rivolta al Corriere del Conero: «Spero che con il vostro aiuto chi di dovere si attivi – ci ha detto – perché noi attualmente viviamo nel dimenticatoio da parte delle Istituzioni competenti».

(foto by Universomamma)  

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Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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