Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

La sterzata a destra delle Marche

L’incapacità della sinistra ad accettare sui social le sconfitte politiche

6 ottobre 2020 – La presidenza della Regione, il Comune di Macerata e quello di Senigallia sono tre delle ultime roccaforti del centrosinistra, in ordine di tempo, che i marchigiani con libere elezioni hanno deciso di far governare dal centrodestra. Una svolta storica, politicamente parlando, che nel suo cono d’ombra nasconde insidie, riflessioni ed un evidente malcontento.

Parentesi. La scoppola più grossa, talmente evidente da saltare agli occhi con prepotenza, l’ha presa Maurizio Mangialardi: in un sol colpo l’esponente di punta del centrosinistra, presidente di Anci Marche e sindaco uscente di Senigallia, ha perso la corsa alla presidenza della Regione Marche e il Comune che amministrava. Le due cose, che ovviamente vanno insieme, portano ad una riflessione scontata: qui, nelle Marche, il Partito Democratico e la sinistra tutta hanno sbagliato il candidato. Non l’uomo, perché l’uomo non è in discussione, ma il politico certamente sì.

Un vero e proprio harakiri rosso quasi annunciato: Valeria Mancinelli, sindaco di Ancona Capoluogo di regione, era certamente un candidato più forte per il governatorato che il PD ha scartato da subito. E la signora, con stile e aplomb, ha fatto capire quanto fosse delusa nascondendo abilmente la rabbia sotto il vestito sgualcito dello spirito di corpo e di partito. Chiusa parentesi.

Il tempo, e le scelte dei nuovi eletti destrorsi, dirà se i marchigiani hanno fatto la scelta giusta. Quel che invece salta agli occhi del cronista social in questa svolta, sono le reazioni postate dagli elettori di sinistra sul web. Reazioni stizzite, spesso maleducate, quasi tutte supponenti. Figlie di quell’arroganza che nasce dall’orgoglio dell’appartenenza e della militanza di lungo corso. Un orgoglio che parte da lontano, che fonda e affonda le sue radici nella storia e nei destini di migliaia di famiglie contadine che l’hanno vissuta (la storia) pagando tributi in vite umane e sacrifici inenarrabili.

Dopo venticinque anni di regno ininterrotto della Regione ci sta che uno si senta invincibile, un po’ perché non ha mai perso per tanto tempo, un po’ per la storia che l’accompagna, un po’ per i clientelismi che ha messo in piedi nell’arco di un quarto di secolo. E questo a prescindere – strano ma vero – da quanto deciso, messo in campo e realizzato per il bene dei marchigiani e dei loro destini.

Quel che non ci sta, è quella totale mancanza di rispetto nei confronti dell’avversario, figlia dell’incapacità ad accettare una sconfitta politica. Non ci sta la convinzione d’essere gli unici depositari della verità assoluta; gli unici capaci e delegati a scegliere quel che è giusto e quel che è sbagliato per i propri amministrati, gli unici baciati dal Signore e per questo autorizzati a denigrare chi non la pensi come loro.

Se i marchigiani hanno scelto di farsi amministrare da “altri”, sfidando il Padreterno, un qualche motivo ci sarà (parecchi, ad essere onesti). E la sinistra farà bene ad individuarli quanto prima. In politica i regni non durano a lungo, e quando certi castelli crollano fanno un gran rumore. Ma si è sempre ricostruito sulle macerie, specialmente le Chiese. Lo si è fatto cementando i mattoni uno sull’altro, però, non certo andando in giro a gridare che il nuovo capomastro è un idiota incapace, affatto all’altezza del precedente.

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Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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