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L’Italia non è un paese per madri

Molto più complicato essere mamma al sud

8 maggio 2019 – Sono 10 milioni in Italia le donne con figli minorenni. L’età media del primo parto si attesta intorno ai 31 anni e spesso, nel 43% dei casi, comporta la rinuncia al lavoro per impegni familiari o la scelta di un regime part-time per il mancato sostegno di un rete di servizi.

I dati arrivano dal rapporto di Save the children “Le equilibriste: la maternità in Italia”, che include anche l’Indice delle madri elaborato dall’Istat. Sempre più difficile, dunque, essere madri nel Belpaese.

Lo dicono i numeri, che fanno emergere come il nostro sia un Paese a due velocità. Il peggioramento è generale ma nelle province autonome di Bolzano e Trento, in Lombardia, Valle d’Aosta, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia si mantengono standard adeguati nelle aree cura, lavoro e servizi per l’infanzia; nel Mezzogiorno, invece, essere madri è sempre più complicato.

È l’ennesima storia sempre uguale che si ripete anche per le mamme: nel Mezzogiorno è tutto più complicato. È così da sempre a memoria d’uomo, e negli ultimi 74 anni non c’è mai stato un Governo capace di cambiare questa realtà. Certo, la differenza di usi, costumi e mentalità è piuttosto marcata tra nord e sud, con cinquanta sfumature di grigi man mano che si sale o si scende lungo la Penisola. Ma se si conoscono i sintomi, perché non si è mai fatto nulla per la cura?

Che le maternità e la natalità in Italia fossero a rischio, molto al di sotto delle medie europee, lo si sa da tempo. Uno specchio più che veritiero che riflette con crudezza e fedeltà la realtà socio-economica di questi ultimi 40 anni. L’Italia, sempre più, è un paese per vecchi dove c’è sempre meno spazio per le madri: per mancanza di servizi sociali adeguati, politiche serie mirate alla crescita della famiglia, costo della vita in continua espansione (quello si). Da un lato.

Dall’altro, c’è il fatto che concepire e crescere figli è piuttosto ‘faticoso’ e impegnativo. Non solo sul piano prettamente economico, ma pure su quello del tempo da dedicargli. L’emancipazione delle donne, il loro impegno nel lavoro (necessario se la coppia vuole arrivare a fine mese), il tempo dedicato alla palestra e alla voglia – sacrosanta, per carità – di viversi in libertà il poco tempo libero a disposizione, porta l’Italia a una crescita demografica in passivo.

Mia nonna ha messo al mondo sette figli. Certo, altri tempi, altro stato sociale. Ma la sua era una famiglia povera, e a quei tempi le famiglie povere facevano anche nove, dodici figli. Erano quasi tutti analfabeti ma seriamente capaci di mettere in campo un’azione fondamentale: fare sacrifici!