Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

La sindaca Mancinelli e il Buongoverno

La prima cittadina detta in un libro i suoi princìpi sulla gestione della città

Ancona, 28 ottobre 2019 – Di per sé, il fatto che la sindaca di Ancona Valeria Mancinelli (foto) abbia scritto un libro sulla sua esperienza di amministratrice (I princìpi del buongoverno, edizioni Piemme Gruppo Mondadori), è solo una notizia che si perde nel calderone delle mille news che arrivano ogni giorno da tutta la regione marchigiana.

In realtà, a rifletterci su, la cosa fa pensare. Intanto, per una sorta d’invidia di carattere personale: come fa, una signora che è avvocato praticante e prima cittadina di un capoluogo di regione (al secondo mandato, per giunta), a trovare il tempo per scrivere un libro così impegnativo? «Sono sorpresa pure io – ha dichiarato la sindaca – ma mi hanno chiesto di scrivere un libro dopo la vittoria del World Mayor Prize 2018 e la rielezione a sindaco nel giugno 2018 in un momento in cui tutte le forze politiche della sinistra sembravano al tracollo».

Poi, perché a guardare com’è messa la città di Ancona viene spontaneo domandarsi se chi la amministra da oltre sei anni abbia davvero i titoli per scrivere di buongoverno. «Non è un libro su di me – ha tenuto a sottolineare la Mancinelli – Ho piuttosto provato a raccontare cosa significhi per me fare politica, impegnarsi davvero per migliorare la vita delle persone. Ho tentato di declinare ciò che un sindaco deve fare per governare bene e che oggi appare eversivo a molti del mondo a cui appartengo: scegliere la propria squadra in totale autonomia, ascoltare la pancia e le paure delle persone, decidere, stare sul campo e agire».

Una dichiarazione di peso, che se non coinvolgesse a fondo la quotidianità degli anconetani farebbe sorridere. L’ultima classifica sulla qualità della vita nelle città italiane, pubblicata da Il Sole 24 ore, posiziona Ancona al 31esimo posto. E per una città capoluogo di regione non è una posizione di cui andare fieri.

Ognuno è libero di pubblicare i libri che vuole, con chi vuole e su quello che vuole, ci mancherebbe! Ma quando sali in cattedra per enunciare le tue idee sul buongoverno di una città, occorrerebbe che almeno la città che governi fosse messa così bene da suffragare le idee espresse senza ombra di smentita. Non mi risulta, a sentire i residenti, essere questo il caso di Ancona. Però, dalla sua, la sindaca ha davanti quattro anni per smentire tutti.

Nell’attesa, aspetto di leggere i libri sul buongoverno di una città pubblicati dal sindaco di Milano o di Torino, che stanno trenta posizioni più avanti rispetto ad Ancona. “Già, ma Ancona non è una città numericamente all’altezza di Milano o Torino”, potrebbe controbattere qualcuno a ragione. Ma la qualità della vita dei cittadini e il buongoverno dipendono dalle scelte e dai fatti, non dal numero dei residenti.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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