Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

In Europa siamo credibili?

In una Unione Europea lenta e spaccata persino l’Albania ci viene in soccorso grazie al premier Edi Rama

30 marzo 2020 – In questo momento di scelte difficili, spesso contraddittorie e un po’ confuse, dove tutti i Partiti dovrebbero unirsi a coorte per fare fronte comune nell’ardua e dispendiosa battaglia contro il Covid-19 – ma così non è – quanto risultiamo credibili nelle nostre scelte e nelle richieste all’Europa? Se lo è domandato anche il professor Armando Ginesi con l’analisi che segue. Alla quale aggiungerei solo un incitamento: “Fate in fretta!” La diffusione del virus viaggia a velocità supersonica e per contrastarla e batterlo c’è un solo modo: essere più veloci di lui nell’alzare le necessarie barricate.

Ieri ho scritto che forse l’Europa si è divisa in due. Stiamo a vedere quel che che accadrà. Ma intanto facciamo un piccolo esame di coscienza. Quando pretendiamo (giustamente) che l’Europa sia unita e che l’unità vera si fonda sul riconoscimento concreto di uguale dignità a tutti Paesi membri, noi, italiani, siamo credibili nel chiedere ciò? Noi unionisti che, nel nostro Paese, siamo divisi da sempre tra Coppi e Bartali, che neppure dinanzi al gravissimo pericolo del Coronavirus siamo capaci di far collaborare governo e opposizione contro il temibile nemico comune?

Il centrodestra dice di aver presentato proprie proposte al governo e pretende che siano recepite e inserite nelle decisioni che il governo prende via via; il centrosinistra, diviso tra chi vorrebbe e chi assolutamente è contrario, forse neppure le legge.

Ciò premesso questa Europa, lo ribadiamo, così com’è, non va. Non ha nulla che vedere con la volontà dei fondatori e, men che meno, con il Manifesto di Ventotene scritto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi nel 1941 al confino nell’isola laziale.

Assomiglia al modello del tedesco Richard N. Kalergi, elaborato nel 1922, che voleva un’Europa (detta PanEuropa) a guida tecnocratica. Il che è avvenuto con una Unione di banche e di burocrati, a guida tedesca, con una regia della Bundesbank (banca tedesca) per volontà dei governi tedeschi, oggi di Angela Merkel.

La piccola Albania

Anche la Repubblica Albanese, piccola e non florida dal punto di vista economico, ci ha mandato aiuti per combattere il perfido Coronavirus, come ha annunciato il premier Edi Rama (in foto) che ho conosciuto, grazie a Jacob Mato, nella sua veste di pittore nel 1991 quando visitavo ogni due mesi Tirana.

Ha detto di voler ricambiare quel che gli italiani hanno fatto per loro nel periodo triste della loro gravissima crisi politico-economico-sociale. Allora la gratitudine esiste ancora. Grazie Edi Rama, a nome del popolo italiano”.

di Armando Ginesi


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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