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Il reddito di cittadinanza è una bufala?

Non decolla la fase due dei progetti di pubblica utilità

Camerano, 16 gennaio 2020 – Sono tanti gli italiani che da mesi se lo domandano: davvero serve al Paese il reddito di cittadinanza? Chi lo riceve, davvero risolve i propri problemi e/o si mette comunque alla ricerca di un lavoro? Ma quel che più lascia perplessi è un altro quesito: come fa lo Stato a garantire un lavoro con questo sistema se in Italia il lavoro non c’è?

La misura del Rdc, voluta fortemente dal M5S e dal suo capo politico Luigi Di Maio (foto), costa agli italiani 444 milioni di euro al mese, 5 miliardi e rotte centinaia di milioni di euro l’anno (fonte YouTrend, novembre 2019), una cifra che aumenta di circa 200 e rotti milioni di euro annui se ci si aggiungono le pensioni di cittadinanza che pesano nelle nostre tasche per circa 21 milioni di euro al mese.

Una bella sommetta, non c’è che dire. Se li distribuissimo in parti uguali fra tutte le provincie italiane, a ciascuna toccherebbero circa 5 milioni di euro l’anno. Buttali via! Sarebbe l’equivalente di 10 scuole costruite ex novo ogni anno in ogni Provincia. E si sa che i Comuni di scuole nuove ne costruiscono una ogni vent’anni…

Così com’è vero che il Rdc ha risolto situazioni di povertà assoluta, è anche vero che tanti disoccupati da quando lo percepiscono non alzano più le chiappe dal divano per cercarsi un’occupazione. E, peggio, c’è chi addirittura il lavoro lo rifiuta, pur avendolo a portata di mano, perché se lo accettasse farebbe più fatica rispetto allo sforzo d’incassare ogni mese 500 euro senza versare neppure una stilla di sudore.

Ed è forse proprio per questo motivo che Di Maio & C. si sono inventati la seconda fase del Rdc, i cosiddetti lavori di pubblica utilità: chi riceve il Rdc dovrà mettersi a disposizione del Comune dove risiede per un minimo di otto ore fino a un massimo di ben 16 ore alla settimana. Per fare cosa? Piccola manutenzione, pulizia giardini, pulire i muri dai graffiti, aiutare gli anziani, pulire le spiagge e così via… Sedici ore settimanali sono pari a due giorni lavorativi, e gli altri tre giorni che fanno? Ovvio, si riposano per la fatica accumulata.

Comunque, cari percettori del Rdc, potete dormire sonni tranquilli: i progetti che gestiscono i lavori di pubblica utilità non sono ancora partiti e considerata la lentezza dell’organizzazione pubblica e la burocrazia nostrana, passeranno mesi prima di diventare operativi. Un esempio? L’Ats13 di Osimo (Ambiti territoriali sociali), a cui fanno capo i Comuni di Camerano, Castelfidardo, Loreto, Numana, Offagna, Osimo e Sirolo, dovrà recarsi a Bologna il 17 gennaio per un incontro formativo organizzato da Anci Emilia Romagna. Un incontro formativo…

Nell’attesa che si formino e si organizzino, voi continuate ad incassare il reddito. Il lavoro? Bè, per quello c’è tempo, bisogna aspettare, mica è facile inventarsi qualcosa che non esiste!