Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

I bla bla bla senza costrutto del Premier Conte

Le sue sterili promesse ormai hanno stufato tutti

4 giugno 2020 – La sensazione che il premier Conte (foto) sia in grande difficoltà, è scaturita in modo palese durante la sua ultima apparizione in Tv di ieri. Ormai, per i più, compresa Confindustria e una gran parte del popolo produttivo italiano, le sue continue promesse di aiuti in denaro elargiti a destra e a manca (e arrivati a pochissimi e in grave ritardo), si sono ridotte a sterili bla bla bla penosi che hanno finito per irritare un po’ tutti.

La percezione che il suo Governo double-face sia vicino al capolinea è forte. E più Giuseppi s’insinua nelle case degli italiani imponendo loro il suo stucchevole faccione dalla Tv, e le sue ricette anticrisi inconsistenti, la voglia di nuove elezioni che lo mandino a casa una volta per tutte cresce a dismisura. Anche oggi, Armando Ginesi ne fa un quadro ironico che, a pensarci bene, non è poi così lontano dalla realtà. Scrive Ginesi:

Accidenti a me e a quando ho scritto e detto (l’ho fatto spesso) che in Italia non si pensa più al passato (di cui s’è persa la memoria), non ci si preoccupa di progettare il futuro, ma si vive egoisticamente, edonisticamente e scioccamente, soltanto il presente, attratti dalla seduzione statica (movida a parte) dell’hic et nunc.

E sì, perché ieri ho sentito alla Tv il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte (o Giuseppi, nella versione americana trumpiana) parlare quasi sempre usando il tempo futuro: “faremo, lavoreremo, progetteremo, analizzeremo, decideremo, istituiremo un tavolo, coinvolgeremo, presenteremo”.

Per la verità un paio di volte è ricorso al presente: “ci stiamo lavorando, stiamo studiando…”. Una volta si è anche riferito al passato (allora abbiamo speranza che la memoria storica non sia andata perduta del tutto): “ringraziamo quello che i ministri di Maio, Franceschini, Amendola e Speranza hanno fatto a livello diplomatico”, seguito da un recupero del futuro di previsione: “e continueranno a fare”.

Bene, Presidente, mi fa molto piacere. Speriamo che si vada avanti con i progetti che poi, auguriamocelo, siano destinati a diventare realtà (a farsi cioè presente) quanto prima.
Poi, chissà perché, forse per via che di questi tempi l’ho visto e sentito parlare spesso il Presidente sugli schermi televisivi, mi è venuto in mente che gli uomini politici italiani dalla “sindrome del balcone” non guariscono mai. Certo cambiano i tempi, la tecnologia evolve e inventa strumenti nuovi. Ieri c’era il balcone di Palazzo Venezia, oggi c’è la Rai-Tv , meglio se a reti unificate o le grandi reti unificate. Perché in mancanza dell’emittente pubblica vanno bene pure i salotti di Mara Venier, Barbara d’Urso, Bruno Vespa, Lilli Gruber e, perché no?, Maria de Filippi
”.

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Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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