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Giornalista, il mestiere più bello del mondo…

La storia di Emanuele Scavuzzo che ha lasciato la professione per disperazione e disgusto

Camerano, 8 luglio 2022 – Editoriale piuttosto lungo, vi chiedo la gentilezza di leggerlo fino alla fine. È rivolto ai colleghi giornalisti, agli editori, ai politici, a chi ha dei sogni e a chi, come Emanuele Scavuzzo (foto), di sogni non ne ha più. Emanuele Scavuzzo è un giornalista siciliano che sta per compiere 31 anni e che ha smesso di fare il giornalista. La sua storia è quella di migliaia di giovani giornalisti sparsi lungo tutto lo Stivale. Perché ha smesso la professione? Facciamolo dire a lui.

«Mi chiamo Emanuele, devo compiere 31 anni. A un anno parlavo correttamente, a due anni leggevo, a tre scrivevo, a quattro anni scrivevo a macchina (ricopiavo parola per parola i racconti Disney sulla macchina da scrivere Olivetti di mio padre). Ho letto la mia prima Gazzetta dello Sport, per intero, a tre anni. In un “pensierino” di seconda elementare (6 anni), scrissi che da grande avrei voluto fare il giornalista sportivo. A 8 anni passavo tutti i pomeriggi giocando alla play, e facendo la telecronaca delle mie partite.

Ho sempre avuto un sogno: fare il giornalista. Pensavo che sarei stato bravo, capace. Era un lavoro di prestigio, mi piaceva maledettamente. Dopo la maturità, presi altre strade. A 23 anni, dopo la drammatica e inaspettata morte di mio Padre, scelsi di tornare sui miei passi, al mio primo e solo e unico amore.

Ricordo l’emozione del primo articolo (“Weekend da urlo per le lilibetane”), della prima radiocronaca (Acireale – Milazzo). Faccio il giornalista da 8 anni. Sono stati anni lunghi, faticosi, drammatici. Bravino, oggettivamente, lo sono diventato. Ho scritto migliaia e migliaia di articoli, viaggiando verso il milione di lettori. Ho fatto radiocronache, tante. E poi telecronache, telegiornali. ho “lavorato” praticamente per tutti gli editori della provincia di Trapani. Mi perdonerete le virgolette, ma le capirete dopo. Ho inventato concept, trasmissioni. Ho portato alla ribalta il biliardo, inventando una trasmissione radiofonica esclusiva. Sono stato tra i primissimi in Italia ad avere un podcast, quando ancora nessuno di voi sapeva cosa significasse.

Ecco le virgolette: in 8 anni, credo di aver guadagnato una cifra abbondantemente sotto ai 10.000,00 euro. Un po’ più della metà. Lavorare, però, ho lavorato. Anche 18 ore al giorno. Nel 2018/2019 ero il caporedattore sport del più noto giornale della provincia, ed ero anche responsabile della comunicazione del Marsala Calcio. Ricordo che la domenica cominciava alle 8 e finiva all’alba del lunedì.

Non ho mai ricevuto una proposta salariale sopra la soglia dell’indigenza, e tante volte le condizioni contestuali erano da denuncia. Ho subito molestie a sfondo sessuale da parte di un noto editore bolognese. Ho diversi crediti, per l’unico contratto che avevo mai firmato. Soldi che non recupererò mai più. La gente mi diceva: “sì, il giornalista, ah ah ah, ma di lavoro che fai?”, io stringevo i denti. La gavetta. La fottuta gavetta.

Nel frattempo, proliferavano i maledetti social network, e proliferavano gli abusivi. Ovunque. “Giornalisti” non giornalisti, non iscritti all’Ordine che lavorano tutt’oggi nei migliori giornali che abbiamo sul territorio. Gente che leggete ogni giorno, e che commette un reato penale (esercizio abusivo della professione).

Un abusivo, addirittura, è diventato portavoce del sindaco di Marsala Massimo Grillo, rubando il posto di lavoro a me e a tutti gli onesti colleghi: magicamente, nel complesso di una legge finanziaria, la Regione Sicilia ha emendato una delle pochissime leggi che ci tutelava. La legge prevedeva che in Sicilia potevano essere assunti come portavoce dei Sindaci solo giornalisti iscritti all’Ordine. Tale abusivo non lo era. Allora, spintarella, con il parlamentare marsalese amichetto del Sindaco a presiedere la 1ª commissione (affari istituzionali), cancellata qualche parolina e via. L’abusivo non è più abusivo non perché si è messo in regola, facendo il praticante per due anni e superando un esame pubblico davanti a una commissione di giornalisti… ma perché hanno cambiato direttamente la legge.

Ho visto colleghi disperati, molti arresi. Ho visto un sindacato che non sindaca, Ccnl antiquati e mai rispettati. I fortunati, pochissimi, che sono stabilizzati, durante le riunioni sindacali perdono il tempo in masturbazioni mentali e viaggi onirici. Si fanno i complimenti alle nuove cariche dell’ordine e del sindacato. Stipendifici. Non esiste un sussidio per i disoccupati. Nemmeno un misero sconto sul rinnovo della tessera professionale.

Mai nessun collega ha alzato la manina e scritto sul suo giornalino: “ehi, gente! Stiamo morendo di fame! Ci sfruttano come schiavi ebrei in Egitto, ci pagano un tozzo di pane e non abbiamo nessun diritto!”. Mai nessuno che abbia denunciato la piaga sociale che affligge noi stessi. Il giornalista che non parla del giornalista. Che altrimenti, magari, il suo editore gli toglie pure il tozzo di pane.

Ho visto il mitico e maestoso Giornale di Sicilia pagare sempre meno, sempre meno, fino a pagare 3 euro ad articolo. Quando ti paga. In tutto questo, siccome pure io devo mangiare e siccome quando stai morendo di inedia anche un tozzo di pane va bene, ieri ho risposto a un annuncio. Si tratta di un grosso giornale online, a carattere regionale, del centro Italia. “Massì, il problema sarà solo in Sicilia”…

Faccio il colloquio, a cui partecipano il direttore responsabile e una responsabile di una provincia, la provincia che abbisogna di redattori. Il direttore mi parla di giornate lavorative di 8 ore, per 5 giorni alla settimana. 40 ore, per 600 euro. Non parla del tipo di contratto, non si sa se sono lordi o netti. La collega, aggiunge che ovviamente, essendo in tre, una settimana sì e due no si lavora 7 giorni su 7, perché è la regola dell’internet e lo sappiamo bene… il giornale non può stare fermo nei weekend. Aggiunge, sorridendo, che anche per le Feste si lavora a turni.

Mi dicono che il mio colloquio è stato brillante, che il mio curriculum è ottimo e che hanno subito bisogno di me. Cito testualmente la collega: “tant’è vero che ti pagheremo pure il mese di prova, che di solito non paghiamo”.

Oggi chiedo delucidazioni su WhatsApp. E questa è la risposta. “350 euro netti a rimborso spese dal 15 luglio al 15 ottobre. Dal 15 ottobre un anno a Partita Iva a 600 euro al mese. Se non hai P. Iva contratto nazionale corrispondente Uspi da 730 euro lordi”.

Tre mesi di prova quando mi si era detto uno? 350 euro netti al mese quando mi si era detto 600? Ho 31 anni, se accetto dovrò cambiare città, poter pagare affitto ed utenze…    

Io ho smesso di fare questo lavoro, questo lavoro che è stato fatto da colleghi gloriosi, e che è stato spina dorsale del servizio pubblico, della democrazia, dell’educazione di questo Paese. Chiedo soltanto in maniera accorata, a tutti coloro che sono alle prime armi, di cambiare strada e alla svelta».

Emanuele

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