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Forza Italia, l’abdicazione di Berlusconi

Il Cavaliere affida il partito a Carfagna e Toti

20 giugno 2019 – La notizia è circolata nella serata di ieri. Silvio Berlusconi di fatto fa un passo indietro e annuncia la svolta. Forza Italia va ammodernata e rilanciata, dopo la notevole perdita di consensi che gli azzurri hanno registrato negli ultimi anni: «Bisogna tornare a rispettare lo Statuto del partito – ha dichiarato in sostanza l’ex premier – alcune regole vanno riviste, altre applicate con rigore».

La ricetta del Cavaliere è semplice ma clamorosa: congresso entro fine anno, apertura alle primarie e affidamento del coordinamento nazionale di Forza Italia a Mara Carfagna e Giovanni Toti (foto). La prima, per la sua lealtà al partito e per gli ottimi risultati conseguiti nel Mezzogiorno; il secondo, per scongiurare la ventilata scissione e per il consenso in termini di voti accumulato al Nord.

I due neo coordinatori, opereranno in simbiosi per ridare un assetto e una direzione al partito sotto la diretta supervisione dello stesso Cavaliere e del vicepresidente Antonio Tajani, e con la collaborazione di un comitato che stabilirà le regole del congresso formato dai capigruppo Maria Stella Gelmini e Anna Maria Bernini. Tali decisioni verranno ratificate il 13 luglio nell’ambito del Consiglio nazionale di FI.

Alla soglia delle 83 primavere, con tutta probabilità Berlusconi si sta rendendo conto che è arrivato il momento di delegare gran parte della direzione e gestione del partito a qualche delfino. Nonostante continui a dare di sé un’immagine di “leader maximo”, lavoratore instancabile e super esperto della politica internazionale. Doti e capacità che nessuno gli nega ma che, tra l’età e l’assenza prolungata sulla scena politica attiva e di potere per via delle note vicende giudiziarie, negli ultimi anni gli hanno fatto perdere gran parte di quell’appeal che lo avevano contraddistinto in passato.

Che abbia aperto il partito alle primarie è un sintomo inequivocabile della consapevolezza di tale perdita, una concessione impensabile fino a poco tempo fa per uno come lui che si è sempre definito il numero uno insostituibile. Un dato di fatto dimostrato con numeri vertiginosi e milioni di preferenze personali in passato. Ma i tempi cambiano e anche lui se n’è accorto. Resta una consapevolezza: finché non le vedrò, alle primarie in FI non ci credo. Certi leader cadono in battaglia, non certo per decisioni prese a tavolino.