Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

Via i brevetti dai vaccini!

Se il genere umano si volesse bene…

16 marzo 2021 – Sono tempi difficili, questi che stiamo vivendo. Tempi di pandemia, positivi e quarantene. Tempi di zone rosse e vaccinazioni a rilento accompagnate dalla paura degli effetti collaterali prodotti da un vaccino. Tempi di terapie intensive al collasso, di scuole chiuse, di lavoro in smart working per chi ce l’ha. con troppa gente che il lavoro lo perde dal mattino alla sera e non lo ritrova più.

Chi l’avrebbe detto, solo un anno fa, che l’avremmo davvero vissuto un tempo così. Chi l’avrebbe immaginata questa guerra mondiale combattuta contro un nemico subdolo, invisibile e potentissimo. Una guerra impari e senza regole, che non prevede nessun Piano B. Già, perché il microbo virus e le sue potenzialmente infinite varianti non guarda in faccia nessuno. Né si ferma di fronte ad una croce rossa dipinta sul tetto di un’ambulanza o sulla porta di un ospedale.

Lui, il saprofita, non ha né cuore né anima. Spara con ottima mira su chiunque gli capiti a tiro: su madri con figli a carico e sui figli stessi; su padri che non hanno scudi al di là del buon senso; su anziani già debilitati dal fardello delle malattie pregresse. Che tu sia bianco, nero, giallo, meticcio o creolo, per lui non fa differenza. Per lui sei soltanto un ospite di cui ha bisogno per vivere. S’insinua in te a suo uso e consumo e se ne frega della fine che fai.

Noi, no. Noi non siamo molecole organiche, non siamo parassiti obbligati. Siamo esseri umani e per giunta pensanti. Noi un cuore e un’anima ce l’abbiamo, e pure un cervello in grado di elaborare emozioni e sentimenti. Siamo in grado di discernere il bene dal male, il buono dal cattivo, il bello dal brutto, il rispetto dall’indifferenza. Diversamente dal bastardo, se non siamo deviati a livello cerebrale o costretti a difenderci da chi attenta alla nostra esistenza, in linea di principio non viviamo a scapito di un altro essere umano. Certo, c’è chi lo fa ma è un’altra storia. In più, siamo in grado di provare pietà. Lui, no!

Contro un nemico così, se la guerra la vogliamo vincere davvero, abbiamo solo il Piano V: vaccinarci tutti e subito! Di miliardi di euro per riuscire a produrre vaccini ne abbiamo già spesi parecchi negli ultimi dieci mesi ma, trovato il vaccino in tempi straordinariamente brevi, di persone vaccinate ne registriamo pochissime. In Italia 6 milioni di persone su 60 (prima dose), il 10% circa.

Al di là degli errori commessi nell’organizzazione, quel che è mancato in questi mesi è stato proprio il vaccino. Le case farmaceutiche che lo producono stanno guadagnando cifre fuori dalla grazia di Dio. Lo stesso flacone ha costi diversi a seconda del compratore. A dispetto dei contratti (secretati), viene fornito a discrezione: di più a questo piuttosto che a quest’altro. Questa marca è migliore di quest’altra; quella no perché chi lo produce è un nostro nemico; il terzo mondo può aspettare rispetto al ricco occidente. Ignorando stupidamente che se non ci vacciniamo tutti oggi, il virus domani ci torna in casa da quei Paesi poveri e trascurati.

Sono tempi difficili questi che stiamo vivendo. E a renderli così difficili siamo noi stessi. Incapaci di fronte alla pandemia di volerci bene, al punto da non capire che i vaccini devono essere per tutti, subito, senza limitazioni e senza brevetti da salvaguardare. Se oggi il genere umano ha debellato la poliomielite lo deve all’inventore del vaccino, Albert Sabin (foto, sabin.org), che rinunciò a brevettarlo: “Lo dono ai bambini del mondo”, disse. E così fece.

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Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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