Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

Putin e gli scherzi di Carnevale

Quanti danni può fare uno zar che si crede produttore teatrale

Camerano, 3 marzo 2022 – Indubbiamente di grande effetto ed impatto emotivo lo scherzo di Carnevale messo in atto sul palcoscenico dell’Ucraina dalla Russia del burattinaio Vladimir Putin (foto). Mai visto, in settantasette anni, un così importante investimento di uomini e mezzi per sfilate di carri, musiche di traccianti, bombardamenti continui di fuochi artificiali, stelle filanti come missili colorati.

Una gran bella coreografia, non c’è che dire. Chissà quanto avranno speso i produttori russi di questo spettacolo simil-hollywoodiano in costumi carnevaleschi simil-mimetica, in simil-armi, in sagome di carrarmati di cartone in fila indiana per chilometri, quintali di salsa di pomidoro simil-sangue, fuochi d’artificio simil-bombe. Una fortuna! Ma che dico, di più!!!

E, gli va riconosciuto, sono stati bravissimi tutti gli attori russi di questa immensa compagnia teatrale a fare le prove senza dare nell’occhio; a muoversi ai margini del palcoscenico ucraino facendo finta di fare altro per poi, all’ultimo minuto, saltare fuori con frizzi e lazzi da Commedia dell’Arte finalizzati a fare più casino possibile!

Ma poi, a ripensarci, come mai hanno scelto proprio l’Ucraina per il loro spettacolo carnevalesco, e senza dire nulla al popolo ucraino? Perché, anche questo non va nascosto, lo spettacolo è stato montato così bene che il popolo ucraino all’inizio ha pensato fosse vero. Ci ha creduto talmente tanto che alla vista dei carrarmati e delle bombe è subito corso ad armarsi e a sparare a sua volta, a proteggersi nei rifugi sotterranei, a scappare il più lontano possibile dal centro del palcoscenico.

Insomma, è successo un tale casino che pure l’Unione Europea e gli Stati Uniti ci hanno creduto. E anziché infilarsi una maschera e un costume di Carnevale a loro volta, accennando un minuetto, hanno iniziato a sproloquiare di guerra, di attacco militare infingardo e inaccettabile da parte dei russi, della calpestata sovranità degli ucraini e dei loro bambini ammazzati. Bambini ammazzati! E così hanno iniziato ad inviare armi e bombe a loro sostegno.

È proprio vero che la Vecchia Europa e gli Yankee sono così bacchettoni da non saper stare agli scherzi. Anche il burattinaio Putin ha provato a dirglielo, ma loro, niente! Non c’è stato verso di fargli cambiare idea. Così, alla fine, da burattinaio Putin ha dovuto giocoforza trasformarsi in guerrafondaio che poi non è che la differenza sia così evidente. Ce lo insegna la Storia, sono le piccole cose a fare la differenza. Come, ad esempio, sparare ad un soldato ucraino e colpire invece un bambino ucraino.

La morale di questa storia semiseria più semi che seria? A ciascuno il suo. Se studi per diventare zar e lo diventi, accontentati! È inutile che t’intestardisci a voler fare il produttore teatrale a tutti i costi: rischi solo di far danni, danni grossi, persino a Carnevale! Rischi di perdere letteralmente la testa.

C’è una morale anche per quei creduloni europei e yankee: chi offre armi per combattere le armi nemiche, alla lunga se le vedrà ritorcere contro, le une o le altre.

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di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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