Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

Covid-19, vaccino e libero arbitrio

Al via domenica 27 dicembre la vaccinazione di massa

Camerano, 26 dicembre 2020 – Ci siamo, ancora poche ore – giusto il tempo di dormirci su questa notte – e partirà da domenica 27 dicembre la tanto annunciata vaccinazione di massa volontaria per debellare il virus Covid-19. Una vaccinazione del tutto nuova, così massiccia e totalitaria a livello nazionale e mondiale, e per questo affatto semplice da mettere in atto e gestire, che nessuna persona vivente ha mai vissuto prima o ne ricordi una similare.

Le priorità, le prime persone cioè a ricevere il vaccino che è gratuito per chiunque sono nell’ordine: operatori sanitari; residenti e personale delle residenze per anziani, persone in età avanzata. Poi, via via, il personale dei servizi al pubblico e tutti i cittadini che ne faranno richiesta scaglionati in base alla fascia di rischio e dell’età a scendere.

Chi ha voglia di avere risposte tecniche e/o capire meglio le Faq, chi può vaccinarsi e chi no, può andare a leggersi gli articoli ai seguenti link:

  • https://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?approfondimento_id=15635.
  • http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioFaqNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&id=249.

Le domande, gli interrogativi, le perplessità da parte di cittadini disinformati e/o dei contrari ai vaccini non sono poche. Così come diversi e molteplici sono gli approcci dei singoli a questa novità. Una delle domande poste con maggiore frequenza è: “A chi si vaccina, viene rilasciata una certificazione?” La risposta del Ministero della Salute è: “Sicuramente sarà rilasciata una normale certificazione di avvenuta vaccinazione. Istituzioni internazionali quali la Commissione Europea e l’OMS stanno valutando una proposta di certificato internazionale digitale”.

Vaccinarsi? Evitare? Meglio aspettare? Domande che tutta l’umanità si sta ponendo in queste ore. E non spetta certo a noi, ignoranti in materia e neppure veggenti alla bisogna, dare risposte o alimentare dubbi. Esiste il libero arbitrio, un concetto filosofico e teologico che ognuno di noi userà come meglio crede assumendosene fino in fondo la responsabilità: nei confronti di se stesso, dei propri figli e congiunti, della società che gli ruota intorno.

La paura d’essere contagiati dal virus ha accompagnato la nostra esistenza negli ultimi dieci mesi, convincendoci ad accettare quarantene e chiusure che non ci appartenevano prima dello scorso marzo. Adesso, la paura degli effetti negativi che potrebbe produrre il vaccino al nostro fisico ci pone di fronte ad un’ulteriore scelta dettata dalla stessa angoscia. Con la consapevolezza medico-scientifica che il vaccino è ad oggi l’unica arma a nostra disposizione per cercare di vincere la guerra contro il Covid-19. Esiste, un’altra opzione? Ad oggi, no.

Abbiamo la certezza che, se il mondo si vaccinerà, il virus scomparirà e noi vinceremo la guerra? Ad oggi, no. Abbiamo la certezza che, se il mondo non si vaccinerà, il virus prolifererà e vincerà la sua guerra? Ad oggi, no. Ma in questo secondo caso sappiamo con certezza che dovremo essere pronti a pagare un ulteriore prezzo elevatissimo in vite umane.

Il mondo, in passato, ha vissuto una serie di pandemie e altre ne vivrà in futuro. È un dato di fatto. In ogni epoca, l’umanità ha reagito combattendo con le armi che aveva a disposizione e lasciando sul campo milioni di vittime. Un altro triste dato di fatto che si ripeterà in un futuro non ben definito. Lo spirito di sopravvivenza l’ha portata a durare fin qui, ad evolversi sul piano della conoscenza e a crescere su quello demografico nonostante tutto. Senza mai rinunciare a battersi per la vita. Lo farà anche in questo caso, iniziando da domani.

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di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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