Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

Auguri virtuali ma non poi tanto…

Valgono tanto quanto quelli fatti di persona

Camerano, 25 dicembre 2022 – Ci troviamo anzi, ritroviamo, per oltre la duemillesima volta, a festeggiare il Santo Natale, il compleanno di Gesù Cristo per banalizzare un po’. E il mondo cristiano festeggia. Anche se, per l’ennesima volta, “Happy Christmas (war is over)” di John Lennon è andata disattesa: non è vero che la guerra è finita, c’è ancora ed è vicina alle nostre porte, in Ucraina. Grazie, Putin, per i fuochi d’artificio: gran bello spettacolo pirotecnico!

Così come il Natale non è la stessa cosa per i poveri e i ricchi: i ricchi sono meno, i poveri sono molti di più, e fra ricchi e poveri il divario è aumentato. Tantissimo. Troppo. (E tu, cosa hai fatto? si domanda Lennon).

Il mondo cristiano festeggia. Per la verità festeggia anche chi a quel mondo non appartiene. E lo fa in modo massiccio. Una valanga di auguri che i social amplificano all’infinito. Tanto che in molti sostengono che gli auguri virtuali non sono auguri veri, sentiti, e dunque non valgono. Sono auguri falsi, fatti da gente che si fa viva solo il 24 dicembre e poi sparisce per il resto dell’anno.

Non sono d’accordo. Prima dell’avvento dei social, ognuno di noi scriveva bigliettini d’auguri ad amici intimi e parenti. Venti, trenta bigliettini d’auguri o poco più. Oggi, ognuno di noi grazie ai social può augurare Buon Natale a cento, mille persone e forse più. E sono auguri veri, sentiti nella maggior parte, perché non è il mezzo o lo strumento utilizzato a fare degli auguri qualcosa di autentico. Vergati a mano su un cartoncino e spediti per posta, o digitati alla tastiera e inviati con un click, sempre auguri sono! Quel che vale è l’averli inviati. Averci pensato. L’aver perso del tempo per dire a qualcuno: “mi sono ricordato di te”.

Cambiano i tempi, cambia il modo di comunicare, e diventa sempre più importante quel che si comunica, le parole che si utilizzano, non certo il mezzo per inviarle. Molto peggio non riceverli mai, quegli auguri. Molto peggio vedersi ignorati, dimenticati. Dunque, auguri a chi legge questo editoriale.

Ci avviciniamo a grandi passi al nuovo anno. Un 2023 al quale tutti noi affideremo le nostre aspettative, speranze e sogni affinché sia migliore di quanto ci abbia dato l’anno che sta per andarsene. Non possiamo sapere come sarà ma, per chiuderla con John Lennon, “speriamo che sia uno buono”.

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Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Ancona e i perseguitati politici antifascisti

Ricostituita nelle Marche l’ANPPIA memoria storica con presidente Gianluca Quacquarini


Camerano, 26 gennaio 2023 – Arriva una nota in redazione a firma Gianluca Quacquarini consigliere comunale dorico in orbita Articolo Uno, già iscritto al M5 stelle e ancora prima nel PD: “Ricostituita ad Ancona l’ANPPIA, Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti, ed io sono stato eletto presidente di questa ricostituita federazione”.

Lì per lì, ignorando del tutto l’esistenza di questa Associazione, sono stato assalito dallo sgomento. Ma come, nel 2023 stiamo ancora a parlare di perseguitati politici antifascisti? In oltre vent’anni di mestiere, dal 2000 ad oggi, non ne ho mai incontrato uno. A cosa diavolo serve ricostituire una simile associazione? E ancora, a cosa diavolo serve essere degli anti qualcosa se quel qualcosa è finito nel 1946?

Gianluca Quacquarini

Mio nonno poteva essere un antifascista, dal momento che fu mandato al fronte nella Prima Guerra Mondiale (1915-1918) come un ‘ragazzo del ‘99” (nati nel 1899). E dunque testimone adulto dell’era fascista (1919-1943). Mio padre poteva essere un antifascista, dal momento che vide la luce nel 1928, alla caduta del regime di Mussolini aveva 15 anni e dunque sapeva cosa significasse esserlo. Un pensiero reso concreto dal fatto che per tutta la vita mio padre tenne nel cassetto del comodino in camera da letto la tessera del PCI, anche quando il PCI non esisteva più.

Loro sì, ma io? E con me tutti quelli della mia età o più giovani come appunto Quacquarini… Per me e per loro che senso ha, oggi, parlare di perseguitati politici antifascisti? Nessuno, ma rispondo solo per me. Per il semplice motivo che sono cresciuto in un’epoca in cui questi perseguitati semplicemente non esistevano. Appartenevano ad un passato per me remoto. Occhio però a giudicare, perché da quando ho iniziato a capire la storia ho sempre condannato il regime di Mussolini, e conosciuto a fondo la storia dei perseguitati politici antifascisti, da Sandro Pertini in testa e soci illustri, suoi compagni di lotta.

Così, sempre per capire, ho fatto qualche ricerca e finalmente ho capito. L’ANPPIA, che ha sede a Roma sin dal 1946, ha uno Statuto, un Comitato esecutivo con tanto di Revisori dei conti e un Collegio dei Probiviri; edita un giornale bimestrale: L’antifascista, fondato guarda tu proprio da Sandro Pertini, e ha sempre dedicato molta parte delle sue energie alla ricerca e diffusione della conoscenza della storia dell’Antifascismo e dei suoi protagonisti, attraverso pubblicazioni, convegni, mostre, attività nelle scuole e molto altro.

Quel che vale per la Shoah, dunque, vale anche per l’ANPPIA: la memoria storica è importante, mai dimenticare quei perseguitati dal fascismo che hanno fatto la galera e subìto l’esilio – in alcuni casi pagando con la propria vita – per costruire l’Italia democratica, liberale e repubblicana di oggi.

Dunque, il senso di questa ricostituzione sta tutto qui: ricordare la storia per non dimenticare, un monito affinché non si ripetano più certe storture del passato, assolutiste e sanguinarie. Del passato, però! Perché oggi proprio grazie a quegli eroi certe reminiscenze sono state cancellate, non ci appartengono più. E certi gruppetti nostalgici lasciano il tempo che trovano e non vale neppure la pena citarli.  Meglio così, per un attimo avevo pensato che mi fosse sfuggito qualcosa!

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