Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

3.409 elettori hanno detto che Camerano non esiste

Ammonta al 50,27% l’assenteismo alle urne. Una personale analisi del voto

Camerano, 8 ottobre 2021 – A quattro giorni dallo spoglio definitivo delle schede elettorali, a Camerano c’è chi ha festeggiato lancia in resta (Oriano Mercante della lista Camerano Unita), e chi si lecca le ferite per una vittoria auspicata e non raggiunta (Marinella Ippoliti di NuovaMente Camerano), con il terzo incomodo Giorgio Giostra di Camerano è ora che la prende con stanca e delusa filosofia.

Prima di provare a cimentarsi nell’ardua prova di un’analisi dell’andamento del voto e dei risultati, occorre ricordare i numeri cameranesi di queste Comunali 2021:

Elettori: 6.781; Votanti: 3.372 (49,73%); Schede nulle: 65; Schede bianche: 43; Schede contestate: 0. Aggiungendone un altro che non compare nelle statistiche ufficiali della Prefettura: Non Votanti: 3.409 (50,27%). E la prima domanda da porsi, in assoluto, è: dove sono, dov’erano domenica e lunedì scorsi quei 3.409 cameranesi (più della metà degli aventi diritto), che hanno scientemente disertato le urne?

Milioni di ragazzi e ragazze, di uomini e donne nel corso degli ultimi 250 anni hanno dato la vita alla Patria per permettere agli italiani di potersi esprimere in libere elezioni. Non credo che ripagarli snobbando le urne sia un bel gesto, e chi lo ha messo in atto credo se ne debba pentire. Al di là della Costituzione, di come la si pensi, alle urne ci vai per rispetto nei confronti di quei milioni di morti, poi, se vuoi, non voti, o voti scheda bianca o scrivi l’epiteto che ti pare, ma ci vai!

Come risaputo, a Camerano ha vinto la lista Camerano Unita del neosindaco Oriano Mercante, espressione del centrosinistra locale che dà continuità alla lista uscente della Del Bello e ad una reggenza delle sinistre che a Camerano dura da 25 anni: con la vittoria di Mercante la reggenza arriverà a 30. Bravi loro. Bravo il dottor/enologo/sindacalista Mercante a non attaccare gli avversari, a non buttarla in caciara per dirla alla romanesca; bravo ad esporre un programma molto articolato con pacatezza e convinzione; bravo nel costruire la squadra e ad intercettare la fidelizzazione di un elettorato consolidato che si rispecchia nello zoccolo duro storico proveniente dalla chiesa, dagli scout, dai fedelissimi della sinistra e di qualche “saltafosso” che in politica non mancano mai.

Per battere una simile realtà politica e un candidato così forte, nonostante moltissimi cameranesi fossero arcistufi della reggenza pluridecennale e della pochezza dell’ultima Amministrazione, occorreva una vera e propria macchina da guerra capace di coinvolgere e convincere i più in un disegno di cambiamento vero, lucido, basato su cosa fare in concreto per realizzare il programma e non sul semplice elenco delle cose da fare.

Il centrodestra unito di NuovaMente Camerano, che poi proprio unito non era, ha commesso tutta una serie di errori concettuali e temporali nonostante, a sei mesi dalle elezioni, partissero ampiamente favoriti. Intanto, il nome della lista con quel Mente che richiama troppo il verbo mentire. Poi nella scelta dei componenti la lista dei candidati consiglieri, con troppi partiti al suo interno da accontentare, litigi per scegliere od estromettere questo o quello, rattoppi dell’ultima ora per giustificare certe assenze. Il tutto, accompagnato da una certa supponenza che basava la vittoria certa sull’appoggio “pesante” dei quattro partiti di centrodestra che governano la Regione Marche.

Il risultato è stato un ritardo ingiustificato su tutto. Da favoriti si sono ritrovati a dover rincorrere un avversario che non ha sbagliato un colpo. Quando Mercante – che comunque qualche difficoltà a partire l’ha avuta – ha iniziato ad incontrare i cameranesi nei vari quartieri, l’avvocatessa Marinella Ippoliti non esisteva come candidato sindaco, il programma non era scritto e la lista dei candidati ancora in costruzione. Quando Mercante faceva partire la sua comunicazione sui social, acquistava banner elettorali e spediva comunicati ai giornali, dal centrodestra non nasceva nessun tipo di comunicazione, seppur sollecitata. Quando finalmente il candidato sindaco è stato trovato, la lista composta, il programma scritto, e la macchina si è messa in moto lungo il breve rettilineo della scadenza elettorale, gli avversari erano già spariti oltre la curva.

Senza togliere meriti ai vincitori, la sensazione è che queste elezioni comunali andate al centrosinistra, in realtà le ha perse il centrodestra strada facendo. Gli uomini e le donne che lo rappresentavano localmente sono stati buoni solo ad invocare un “cambiamento necessario del paese perché non se ne può più”, senza però spiegare agli elettori cosa avrebbero fatto per cambiarlo davvero.

E le hanno perse, le elezioni, anche quei 3.409 cameranesi che hanno chiuso gli occhi e la mente di fronte alla possibilità di dimostrare che la comunità di Camerano esiste davvero. Ora, sarà compito di Mercante dimostrare loro che Camerano c’è, esiste, ed è davvero un gran bel posto dove vivere, lavorare e crescere i propri figli. Il neosindaco ha 5.019 motivi per farlo: i 3.409 astensionisti ai quali poter dire che votare valeva la pena e i 1.610 elettori ai quali dimostrare che la loro croce sulla sua lista non è stata un azzardo ma una scommessa vinta.

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Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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