Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

Camerano: lettori creduloni e fake news

I limiti dei social e di chi beve alle fonti non accreditate

4 maggio 2019 – Com’è ormai prassi consolidata, Paneburro&marmellata non esce nei fine settimana: una striscia quotidiana di riflessione non è semplice da redigere e abbisogna, appunto, di una pausa di riflessione. Oggi faccio un’eccezione perché l’argomento è serio, molto più serio di quanto sembrerebbe ai più, e perché certi ferri vanno battuti finché sono incandescenti.

Mi riferisco alla notizia dell’uomo che a Camerano (AN) da quarant’anni guidava senza patente e senza copertura assicurativa (Corriere del Conero, 2 maggio 2019). Una notizia che ha scosso l’intera comunità locale, nel bene e nel male, soffiando e ravvivando la brace mai sopita sotto la cenere del pettegolezzo e della curiosità. Una notiziola, all’apparenza, che però notiziola non è. Appena pubblicata dal giornale senza riferimenti identificativi per via della privacy, subito è scattato nei lettori il toto-chi è? Perché in tutti i paesini del mondo, da sempre, si guarda immancabilmente al dito quando si indica la luna.

Camerano diviso in due. Da una parte quelli che: “Ma chi è, dimmelo dai, che voglio fargli i complimenti di persona. Un grande, ha fregato tutti per 40 anni e risparmiato un sacco di soldi!” Dall’altra, quelli che si rodevano il fegato per non sapere chi era quel tipo molto più furbo di loro…

E giù colpe a destra e a manca per non aver scoperto prima l’obbrobrio: alla polizia locale così distratta per quarant’anni; a chi ha diffuso il comunicato reo di manie di protagonismo; addirittura alla sindaco, che siccome governa su tutto non poteva non sapere…

Finché una pagina social anonima, non qualificata, priva di amministratori visibili e dalla dubbia serietà professionale e deontologica, senza l’egida dell’Ordine dei giornalisti e non iscritta all’Ufficio stampa del Tribunale di Ancona, ha pubblicato le iniziali e la professione del soggetto in questione. Scatenando un putiferio ma, soprattutto, additando al pubblico ludibrio la persona sbagliata. Conferma che ho avuto in prima persona dal responsabile della Polizia locale. “N. I., noto proprietario delle pompe funebri del paese”, non è l’uomo fermato e sanzionato per non avere la patente da 40 anni…

Quell’uomo, il vero reo, ha già pagato la sanzione di 5.000 euro, ha subìto il sequestro dell’auto e non è stato mai scoperto perché proprietario di un’auto piuttosto vecchia e usata pochissimo. Chi è? Dopo quanto successo, una ragione in più per farlo restare anonimo. Mentre auspico che N. I., chiamato in causa pubblicamente e in modo diffamatorio, denunci i suoi detrattori e faccia chiudere quella pagina social che non vanta la minima credibilità e, anzi, danneggia prima di tutto la buona fede dei lettori (un po’ troppo faciloni e creduloni) e in secondo luogo la deontologia e la professionalità dei giornali seri e accreditati.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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