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Auguri virtuali ma non poi tanto…

Valgono tanto quanto quelli fatti di persona

Camerano, 25 dicembre 2022 – Ci troviamo anzi, ritroviamo, per oltre la duemillesima volta, a festeggiare il Santo Natale, il compleanno di Gesù Cristo per banalizzare un po’. E il mondo cristiano festeggia. Anche se, per l’ennesima volta, “Happy Christmas (war is over)” di John Lennon è andata disattesa: non è vero che la guerra è finita, c’è ancora ed è vicina alle nostre porte, in Ucraina. Grazie, Putin, per i fuochi d’artificio: gran bello spettacolo pirotecnico!

Così come il Natale non è la stessa cosa per i poveri e i ricchi: i ricchi sono meno, i poveri sono molti di più, e fra ricchi e poveri il divario è aumentato. Tantissimo. Troppo. (E tu, cosa hai fatto? si domanda Lennon).

Il mondo cristiano festeggia. Per la verità festeggia anche chi a quel mondo non appartiene. E lo fa in modo massiccio. Una valanga di auguri che i social amplificano all’infinito. Tanto che in molti sostengono che gli auguri virtuali non sono auguri veri, sentiti, e dunque non valgono. Sono auguri falsi, fatti da gente che si fa viva solo il 24 dicembre e poi sparisce per il resto dell’anno.

Non sono d’accordo. Prima dell’avvento dei social, ognuno di noi scriveva bigliettini d’auguri ad amici intimi e parenti. Venti, trenta bigliettini d’auguri o poco più. Oggi, ognuno di noi grazie ai social può augurare Buon Natale a cento, mille persone e forse più. E sono auguri veri, sentiti nella maggior parte, perché non è il mezzo o lo strumento utilizzato a fare degli auguri qualcosa di autentico. Vergati a mano su un cartoncino e spediti per posta, o digitati alla tastiera e inviati con un click, sempre auguri sono! Quel che vale è l’averli inviati. Averci pensato. L’aver perso del tempo per dire a qualcuno: “mi sono ricordato di te”.

Cambiano i tempi, cambia il modo di comunicare, e diventa sempre più importante quel che si comunica, le parole che si utilizzano, non certo il mezzo per inviarle. Molto peggio non riceverli mai, quegli auguri. Molto peggio vedersi ignorati, dimenticati. Dunque, auguri a chi legge questo editoriale.

Ci avviciniamo a grandi passi al nuovo anno. Un 2023 al quale tutti noi affideremo le nostre aspettative, speranze e sogni affinché sia migliore di quanto ci abbia dato l’anno che sta per andarsene. Non possiamo sapere come sarà ma, per chiuderla con John Lennon, “speriamo che sia uno buono”.

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