Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione


di Paolo Fileni

Anastacia annulla il concerto nelle Marche

Un’occasione persa per Civitanova Marche?

5 giugno 2019 – Grande delusione per i fan della pop star americana Anastacia (foto) che ha annullato il suo concerto marchigiano che si sarebbe dovuto tenere l’otto giugno presso lo stadio comunale di Civitanova Marche. Come riporta Picchionews.it, gli organizzatori dell’evento, visto l’andamento in calo della prevendita dei biglietti dovuto anche al maltempo dei giorni scorsi, hanno deciso per l’annullamento.

Peccato, Civitanova Marche, i fan della pop star ma pure tutta la regione hanno perso una grande occasione per assistere ad un concerto importante e non solo. Nel cono d’ombra dell’evento c’è il business ormai sciupato, che accompagna sempre eventi di tale spessore. C’è la possibilità sfumata – prevista dagli organizzatori – di far esibire e dare visibilità sul palco ad alcune band locali. C’è la mancata promozione della città che il concerto avrebbe garantito grazie ai media nazionali e internazionali. Invece, niente!

C’è qualcosa che non viene detto però, sui motivi che hanno portato gli organizzatori a rinviare il concerto a data da destinarsi. Il maltempo che ha frenato la prevendita suona tanto come una scusa. Sono ormai diversi giorni che sulle Marche è arrivato un sole fin troppo caldo, e la decisione dell’annullamento è stata presa a quattro giorni dall’evento, con tutto il tempo a disposizione per recuperare sulle vendite dei biglietti.

Senza contare che un vero artista, se il concerto lo vuole fare davvero, si esibisce sempre e comunque a prescindere dal pubblico che c’è. Magari, vendendo i diritti di riproduzione a qualche tv.

Pazienza, un’occasione persa che non potrà essere recuperata. Vorrà dire che una parte dei civitanovesi si potrà rifare domani, giovedì 6 giugno, quando allo Sferisterio di Macerata arriverà Roberto Vecchioni in concerto con il suo L’Infinito. Solo una parte però, perché il concerto del cantautore/professore milanese è stato organizzato dal Banco Marchigiano Credito Cooperativo ed è riservato ai soci e familiari della banca. Vecchioni val bene una rinuncia di Anastacia? Sono due mondi diversi, ma per i miei gusti personali direi di sì!


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Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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