Univpm in musica, a Natale doppio appuntamento

Due splendidi concerti per scambiarsi gli auguri prima delle feste. Il primo oggi 20 dicembre in Aula Magna il secondo venerdì 22 dicembre in Cattedrale

Ancona – Doppio appuntamento musicale con l’Università Politecnica delle Marche. In programma due splendidi concerti per scambiarsi, con gioia, gli auguri prima delle feste. Il primo, mercoledì 20 dicembre, è il “Concerto di Natale in Aula Magna” nel Polo Monte Dago di Ancona alle 21:00, con il coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini” e l’Orchestra d’Archi Junior del Conservatorio “G. B. Pegolesi” di Fermo.

Coro Lirico Marchigiano Vincenzo Bellini in Aula Magna durante la laurea HC a Joseph Stiglitz

Il programma è davvero ricco ed emozionante. Tra i brani che verranno eseguiti il concerto Grosso “Fatto per la notte di Natale” di Corelli, il Divertimento per archi in Re Maggiore di Mozart e poi Leyden, Bizet, John Rutter con Christmas Lullaby concludendo con White Christmas di Irving Berlin.

Al termine del concerto ci sarà spazio per un brindisi augurale accompagnato dal tradizionale panettone.

Coro universitario del Crua dell’Università politecnica delle Marche a San Ciriaco 2016

Altro appuntamento da non perdere, venerdì 22 dicembre, con l’ormai tradizionale “Concerto di Natale in Cattedrale” presso il Duomo di San Ciriaco di Ancona alle ore 21:15, organizzato dal Coro Universitario del CRUA dell’Università Politecnica delle Marche.

Quest’anno, per intonare armoniose melodie natalizie, saranno ospiti il Coro Universitario di Camerino, il Coro Giovanile Città dei Suoni di Ancona e l’Orchestra Fiati di Ancona diretta da Mirco Barani.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Notte di San Lorenzo, notte di sogni e di speranza

Con il naso all’insù per le stelle cadenti


Camerano, 10 agosto 2022 – Lo confesso, sono tante le notti di San Lorenzo che ho passato con il naso all’insù aspettando di veder cadere una stella. E confesso, anche, di aver espresso desideri nascosti a quella scia luminosa affidandogli, nel breve arco di tempo e di spazio del suo sfrecciare nel buio, la possibile realizzazione dei miei sogni. Credendoci, credendoci davvero, tanto era la voglia che mi portavo dentro di vederli concretizzati.

L’ho fatto sin da quando, bambino, ho appreso dell’esistenza di questo credo popolare. E lo faccio ancora oggi, nonostante la tarda età e la consapevolezza sia solo un credo popolare e niente di più. Crescendo, per molti anni ho abitato in un Comune il cui motto è: “Ad sidera tendit”, volgarmente tradotto “tendere alle stelle” proiettati verso l’alto. Qualcosa vorrà pur dire!

Ho affidato alle stelle cadenti il mio desiderio di riuscire ad acquistare per mio conto la prima motocicletta e correrci, e dopo un po’ il desiderio s’è avverato. Gli ho affidato quello di riuscire a pubblicare il mio primo romanzo e, tac! dopo un po’ l’ho pubblicato. Stessi affidi per un amore, per la nascita di un figlio, per realizzare il sogno di avere un giornale tutto mio. Tutti concretizzati.

Lo so. Lo so benissimo che con tutta probabilità quei sogni si sarebbero realizzati anche senza l’affido alle stelle cadenti, ma l’averlo fatto in tempi non sospetti ogni volta mi trasmetteva una speranza in più. Come se da lassù, nel profondo blu cobalto del cielo, una forza superiore potesse lavorare a mio favore: le stelle cadenti, e non un Dio, scelte forse a discapito del secondo perché non credente. Ma in fondo, in fondo, dove sta la differenza?

Credo di non essere l’unico essere umano ad averlo fatto. Credo, anzi, d’essere in buona compagnia. Gli individui, donne e uomini, nel proprio intimo più nascosto sanno di aver bisogno di una qualche entità capace di non farli sentire soli. Soli e disarmati di fronte alla quotidiana guerra contro il destino e le avversità. Contro le proprie debolezze.

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni…” ha scritto William Shakespeare ne: La Tempesta intorno al 1610, aggiungendo: “… e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”.

E allora, che cosa c’è di meglio dell’affidare i nostri sogni, la nostra vita, ad una stella cadente nel breve spazio e tempo della sua traiettoria luminescente nella volta del cielo? Male non fa.

Questa notte, l’ennesima, starò con il naso all’insù nella speranza di vedere una scia luminosa. Ormai ho poco da affidargli, se non la speranza di continuare ancora per un po’ in buona salute. Per me e per i miei cari. Per il resto, quel che c’era da realizzare l’ho in parte realizzato e in parte no, sudando comunque parecchio. E non saprò mai se loro, le stelle cadenti, mi abbiano davvero dato una mano. Scientemente, non lo credo, ma mi piace pensare che me l’abbiano data. E spero dal profondo l’abbiano data anche a voi. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni

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