Gorka Hermosa vince il Premio di Composizione PIF 2020

Secondo posto al cinese Zhao Xiaoxiang e terzo al polacco Wojciech Chałupka

Castelfidardo, 23 maggio 2020 – Diciannove le opere arrivate quest’anno per il concorso di composizione classica, provenienti da Ucraina, Italia, Polonia, Francia, Belgio, Cina, Spagna, Bosnia Herzegovina.

Non ci si aspettava così tanti iscritti in questi tempi non facili, ma a stupire gli organizzatori è stato il livello artistico altissimo come verificabile dalle partiture dei primi tre classificati. (per ascoltare clicca qui).

A vincere è stato il maestro Gorka Hermosa, un compositore internazionale fra i più eseguiti e amati. Autorevole la giuria, presieduta da Frederic Lips (Russia) e dai compositori, concertisti e direttori d’orchestra Franck Angelis (Francia), Livio Bollani (Italia), Antonio Cericola (Italia), Bete Ilin (Macedonia), Pascale Martinez (Francia), Petri Makkonen(Finlandia), Massimiliano Pitocco (Italia), Volodymyr Runchak (Ucraina), Simona Simonini (Italia), Peter Soave (USA).

Il maestro Gorka Hermosa

Con il punteggio di 18,61/20 a vincere è stato “Dwarves-Tale”, Curiosa la genesi dell’opera vincitrice; infatti al M° Hermosa era stato commissionato un brano dalla Berliner Philarmoniker per un festival primaverile a Berlino, evento rimandato a causa della attuale pandemia. Il maestro allora ha deciso di adattare le idee iniziali e l’orchestrazione per il PIF 2020.

Il secondo posto, con 18,46/20 è andato alla Cina con Zhao Xiaoxiang, studente di “Composition of Modern Electronic Music” presso il “Central Conservatory of Music” di Pechino. Zhao ha scritto un brano di grande complessità, basti pensare che le prime otto pagine contengono indicazioni d’interpretazione per i musicisti. Con il titolo “S.A.” la composizione vuole essere una preghiera, come lo stesso autore indica: “I hope my music can bring spiritual strength to people”.

Al terzo posto con 18,06/20, dalla Polonia, Wojciech Chałupka giovanissimo sassofonista ma già vincitore di molte competizioni internazionali per strumento e come compositore. Il brano, “Poem of Shadow” è costruito sul ritmo di una famosa melodia folk polacca (“Lipka”) rielaborata con grande energia e virtuosismo.

Il brano vincitore rappresenta la prova obbligatoria finale della categoria Premio del PIF 2020 che sarà eseguita in premiere mondiale nella serata conclusiva del 20 settembre 2020. È ormai vicina la definizione del regolamento 2020 in ritardo a causa della pandemia mondiale. Entro un paio di settimane dovrebbero arrivare tutti i dettagli per la partecipazione al Premio PIF 2020.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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