Castelfidardo – J.A.F. l’anima jazz della fisarmonica

Quattro serate sotto il marchio Pif con la direzione artistica di Simone Zanchini

Castelfidardo – Un festival giovane ma dalle idee chiare, nato appena un anno fa da una costola del Pif (Premio Internazionale di fisarmonica) di cui mantiene il marchio di qualità, ma con le potenzialità giuste per crescere e ritagliarsi un proprio significativo spazio.

Seconda edizione, da giovedì 7 a domenica 10 dicembre, del Jazz Accordion Festival organizzato dall’assessorato alla Cultura in collaborazione con le ditte Zerosette, Pigini, Bugari, Ottavianelli, Victoria, Tiranti, Guerrini, Lomar e Scandalli.

Quattro concerti ad ingresso gratuito in quattro consecutivi giorni, quattro location nel centro storico nella città della musica e dell’ingegno.

«Il JAF 2017 è il proseguimento naturale del lavoro di promozione e valorizzazione del “nostro strumento” che dimostra anno dopo anno la sua duttilità, una crescita che apre alle sonorità jazz senza compromessi – spiega l’assessore Ruben Cittadini – Non a caso ogni concerto porta il nome del fisarmonicista accompagnato dalla tipologia di formazione: vogliamo evidenziare questi giovani artisti che portano alto il nome dello strumento ad ance. L’obiettivo è far crescere questo Festival per inserirlo tra gli eventi più importanti del settore».

Castelfidardo – Il direttore artistico Simone Zanchini

La direzione artistica è a cura di Simone Zanchini, musicista di levatura internazionale, che ha voluto imprimere “un taglio prettamente jazzistico per dare una identità grande e precisa ad un festival ancora piccolo di età ma che è partito con il piede giusto”.

Di qui, l’idea di un approccio anche “fisico”, tipico dei jazz club americani dove lo spettatore è ad un passo dall’artista, ne sente le vibrazioni e le emozioni vivendo un rapporto diretto e meno accademico. I quattro protagonisti non possono che essere musicisti fedeli a questo tipo di linguaggio e atmosfera.

Programma:

giovedì 7 – Giuseppe Di Falco quartet, On Stage club, ore 23;

venerdì 8 – Raffaele Conti trio, Cafè centrale ore 22;

sabato 9 –  Nikolai Ovchinnikov quartet, circolo Boccascena ore 22;

domenica 10 – Il trio di Vince Abbracciante, Salone degli Stemmi ore 12.15.

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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