Giulio Santini e Alessandro Nitti con i Mixtape al Torino Jazz Festival

I due giovani musicisti cameranesi e la loro band suoneranno lunedì 13 giugno al Combo di Corso Regina Margherita

Camerano, 12 giugno 2022 – Torino e il jazz: un’attrazione fatale, lunga quasi un secolo. Qui nel 1933 è nato il primo Jazz Club del Paese, qui nel 1935 Louis Armstrong ha debuttato su un palco italiano.

Qui, nel 2012 è nato il Torino Jazz Festival per consolidare un genere musicale che vanta una tradizione di rilievo e una vivace scena locale. Da allora il festival ha visto sfilare migliaia di musicisti e il pubblico lo considera ormai un classico appuntamento della stagione primaverile.

Quest’anno, per la decima edizione, al Torino Jazz Festival suoneranno anche due giovani artisti cameranesi: Giulio Santini e Alessandro Nitti, i due decimi del gruppo Mixtape: età media 20 anni.

I Mixtape, tutti marchigiani a parte un perugino ed un tudertino, sono un mix di energia, entusiasmo e, nonostante la giovanissima età dei componenti, sono consapevoli dei propri mezzi. Una consapevolezza che non si tramuta in presunzione ma in tutt’altro: nell’umiltà del continuo studio e di una ricerca sia sul piano armonico-melodico che su quello ritmico e timbrico.

Sono giovanissimi talenti con percorsi di studi musicali comuni, come il Conservatorio di Pesaro, che traggono ispirazione dalle sonorità elettriche di gruppi come Snarky Puppy, Ghost Note e, con radici più remote, con i Weather Report e con l’ultimo Miles. Si collocano quindi nel genere fusion, arricchito da contaminazioni che vanno dal jazz al funk, fino alla World Music, con un repertorio che, oltre agli artisti già citati, si arricchisce anche di loro composizioni originali, frutto di una continua ricerca volta ad esprimere un proprio “suono”.

La band Mixtape

Uno degli organizzatori del Jazz Festival “della Mole” li ha scoperti durante una loro esibizione fuori regione e li ha voluti a Torino. Per loro, una gran bella vetrina dal momento che stiamo parlando di uno degli eventi musicali di genere più importanti del nord Italia.

La formazione dei Mixtape

Francesco Taucci — Ancona – tastiere
Giulio Santini — Camerano – tastiere
Daniele Marconi — Castelfidardo – basso
Nicola Marconi — Castelfidardo – chitarra
Thomas Aureli — Pesaro – chitarra
Alessandro Nitti — Camerano – batteria, percussioni
Zeno Le Moglie — Osimo – batteria, percussioni
Emanuele Burnelli — Perugia – sassofoni
Leonardo Rosselli — Ancona – sassofoni
Riccardo Catria — Todi – tromba

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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