Il Sindaco di Osimo in visita alla Monticelli

Simone Pugnaloni: “La LM dei Fratelli Monticelli è una grande eccellenza di questa città”

Osimo, 27 gennaio 2020 – «Siamo veramente fieri di avere sul territorio cittadino una realtà imprenditoriale come la LM dei F.lli Monticelli. Come cittadino prima ancora che come Sindaco, sono grato alla famiglia Monticelli per rappresentare un fiore all’occhiello imprenditoriale e per esportare il nome della città di Osimo in tutto il mondo».

Con queste parole Simone Pugnaloni, sindaco di Osimo, si è rivolto ai soci dell’azienda che lo scorso 28 giugno ha festeggiato 50 anni di attività, sottolineando così il valore rappresentato da un’azienda in costante crescita.  «Come Amministrazione comunale siamo vicini alla Monticelli per quelle che dovessero essere le occasioni di collaborazione – ha aggiunto Pugnaloni – che mi auguro sempre più frequenti e proficue».

Osimo – Al centro, il sindaco Simone Pugnaloni attorniato dai componenti del Consiglio di Amministrazione della LM dei Fratelli Monticelli

Al Sindaco, durante l’incontro, la signora Giuseppina Marra Monticelli, presidente del Consiglio d’Amministrazione e moglie del fondatore Domenico Monticelli, ha donato una copia della monografia che racconta la storia dell’azienda che si intreccia inevitabilmente con quella della famiglia.

«Mio marito era molto legato alla nostra città – ha ricordato la signora Monticelli – e anche quando siamo andati in Francia a lavorare sognava sempre di rientrare. Quando siamo tornati e lui ha avviato l’attività nella quale sono cresciuti poi i nostri figli e ora lavorano alcuni dei nipoti, ha fatto sempre scelte che privilegiassero il benessere dei lavoratori e delle famiglie».

Presenti all’incontro i figli Sonia, Guerrino, Oliviero e Vladimiro Monticelli e il genero Nanni Pugnetti che guidano l’azienda a capo di una squadra di oltre 220 dipendenti per la gran parte residenti a Osimo.Alla base dell’incontro, la volontà di confrontare le idee, ragionare su possibili occasioni di sinergia di una realtà imprenditoriale tra le più importanti della città che esporta le proprie squadrette, angoli di giunzione per serramenti, in tutto il mondo, con un fatturato in crescita che si attesta intorno ai 40 milioni di euro.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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