Ristorazione: a Numana è nata una stella?

Alessandro Rapisarda, titolare e chef del ristorante omonimo, premiato a Roma dalle Guide del Touring Club e del Gambero Rosso 2019

Numana, 30 ottobre 2018 – Se ci passi davanti e non ci stai attento, impegnato come sei a salire o scendere la scalinata della “Costarella”, neppure t’accorgi che arrivato circa a metà, dietro quel bel portone di un’antica casa di pescatori costruita in pietra bianca, c’è Casa Rapisarda. L’ultimo nato dei ristoranti numanesi. Giovane, giovane, appena pochi mesi di vita.

Numana – Chef Alessandro Rapisarda al lavoro (foto d’archivio)

Il titolare e chef sopraffino di tale casata, non è altri che Alessandro Rapisarda, 31enne fidardense convivente con Laura che gli ha dato due figlioli: il piccolo Filippo di 2 anni e Giulia di appena cinque mesi.

Ma come ci è arrivato un giovane chef di Castelfidardo in quel di Numana, decidendo addirittura di piantarci le radici professionali? Semplice. Studi all’alberghiero di Loreto; primo stage in cucina presso Roberto Fiorinicheg al Saraghino di Numana, al quale seguono quelli all’ Hotel La Cantina di Palazzo Bello di Recanati e quello nel ristorante due stelle Michelin Le Moulin de Mougins nella cucina di Roger Verge. Tornato in Italia, per tre anni lavora nel due stelle di Mauro Uliassi a Senigallia. E, già che c’è, frequenta uno stage nel 3 stelle Michelin di Marten Berasategui in Spagna a San Sebastian.

Numana – A metà “Costarella” l’ingresso del Ristorante Casa Rapisarda. Da sx: Andrea Catalani, responsabile di sala e Alessandro Rapisarda, titolare e chef

Facciamola breve. Una carriera da chef inizia all’Hotel Gallery di Recanati; continua a Il povero diavolo di Piergiorgio Parini a Torriana. Nelle Marche, allo Chalet Galileo di Civitanova. In Piemonte, ad Alba, al tre stelle Michelin Piazza Duomo di Enrico Crippa. Nel 2016, vittoria del San Pellegrino Young Chef per l’Italia e premio Acqua Panna Contemporary & Tradition Award. Nel 2017, vittoria del Contest di LSDM.

Prima di approdare a Numana, chef Alessandro trova il tempo per infilzare altre esperienze in giro per il mondo: Giappone, New York e Washington poi, finalmente, si ferma a metà della “Costarella” e apre il suo “Casa Rapisarda”. Con un curriculum così che vi aspettate da questo chef, tanto? No, dovete aspettarvi di più, perché definire Alessandro con tanto è aspettarsi troppo poco.

Lui è bravissimo. Fa una cucina raffinata, innovativa, di fantasia e ricerca costante senza dimenticare la tradizione e i nostri prodotti. Una cucina internazional-marchigiana. È possibile? Certo che sì! Non ci credete? Provare per credere. Perché l’unico modo per capire che è possibile è provarla. E lui vi stupirà.

Roma – Il riconoscimento del Touring Club Italiano allo chef Alessandro Rapisarda, Premio Top di Domani

Così come ha stupito la Guida del Touring Club Italiano e quella del Gambero Rosso che entrambe, ieri a Roma, lo hanno premiato e consacrato nell’olimpo dei grandi giovani chef. La Guida del Touring Club 2019, ieri mattina alle Officine Farneto, gli ha assegnato il Premio Top di domani, che sta a significare le alte aspettative riposte su di lui.

Roma – Con un punteggio di 80 e due forchette, la Guida 2019 del Gambero Rosso ha riconosciuto il Ristorante Casa Rapisarda di Numana “novità dell’anno”

La guida del Gambero Rosso 2019, sempre ieri, sempre a Roma allo Sheraton Hotel, lo ha giudicato “la novità dell’anno”, conferendogli 80 di punteggio e due forchette. E tutto questo, si badi bene, Casa Rapisarda lo ha raggiunto nell’arco di soli sei mesi d’attività. È nata una stella? Non ancora, ma se chef Alessandro continua così la prima stella Michelin non tarderà ad arrivare. Un consiglio? Andateci adesso, le stelle sì sa, faranno aumentare “l’addition” .

 

 

 

 


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Ancona e i perseguitati politici antifascisti

Ricostituita nelle Marche l’ANPPIA memoria storica con presidente Gianluca Quacquarini


Camerano, 26 gennaio 2023 – Arriva una nota in redazione a firma Gianluca Quacquarini consigliere comunale dorico in orbita Articolo Uno, già iscritto al M5 stelle e ancora prima nel PD: “Ricostituita ad Ancona l’ANPPIA, Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti, ed io sono stato eletto presidente di questa ricostituita federazione”.

Lì per lì, ignorando del tutto l’esistenza di questa Associazione, sono stato assalito dallo sgomento. Ma come, nel 2023 stiamo ancora a parlare di perseguitati politici antifascisti? In oltre vent’anni di mestiere, dal 2000 ad oggi, non ne ho mai incontrato uno. A cosa diavolo serve ricostituire una simile associazione? E ancora, a cosa diavolo serve essere degli anti qualcosa se quel qualcosa è finito nel 1946?

Gianluca Quacquarini

Mio nonno poteva essere un antifascista, dal momento che fu mandato al fronte nella Prima Guerra Mondiale (1915-1918) come un ‘ragazzo del ‘99” (nati nel 1899). E dunque testimone adulto dell’era fascista (1919-1943). Mio padre poteva essere un antifascista, dal momento che vide la luce nel 1928, alla caduta del regime di Mussolini aveva 15 anni e dunque sapeva cosa significasse esserlo. Un pensiero reso concreto dal fatto che per tutta la vita mio padre tenne nel cassetto del comodino in camera da letto la tessera del PCI, anche quando il PCI non esisteva più.

Loro sì, ma io? E con me tutti quelli della mia età o più giovani come appunto Quacquarini… Per me e per loro che senso ha, oggi, parlare di perseguitati politici antifascisti? Nessuno, ma rispondo solo per me. Per il semplice motivo che sono cresciuto in un’epoca in cui questi perseguitati semplicemente non esistevano. Appartenevano ad un passato per me remoto. Occhio però a giudicare, perché da quando ho iniziato a capire la storia ho sempre condannato il regime di Mussolini, e conosciuto a fondo la storia dei perseguitati politici antifascisti, da Sandro Pertini in testa e soci illustri, suoi compagni di lotta.

Così, sempre per capire, ho fatto qualche ricerca e finalmente ho capito. L’ANPPIA, che ha sede a Roma sin dal 1946, ha uno Statuto, un Comitato esecutivo con tanto di Revisori dei conti e un Collegio dei Probiviri; edita un giornale bimestrale: L’antifascista, fondato guarda tu proprio da Sandro Pertini, e ha sempre dedicato molta parte delle sue energie alla ricerca e diffusione della conoscenza della storia dell’Antifascismo e dei suoi protagonisti, attraverso pubblicazioni, convegni, mostre, attività nelle scuole e molto altro.

Quel che vale per la Shoah, dunque, vale anche per l’ANPPIA: la memoria storica è importante, mai dimenticare quei perseguitati dal fascismo che hanno fatto la galera e subìto l’esilio – in alcuni casi pagando con la propria vita – per costruire l’Italia democratica, liberale e repubblicana di oggi.

Dunque, il senso di questa ricostituzione sta tutto qui: ricordare la storia per non dimenticare, un monito affinché non si ripetano più certe storture del passato, assolutiste e sanguinarie. Del passato, però! Perché oggi proprio grazie a quegli eroi certe reminiscenze sono state cancellate, non ci appartengono più. E certi gruppetti nostalgici lasciano il tempo che trovano e non vale neppure la pena citarli.  Meglio così, per un attimo avevo pensato che mi fosse sfuggito qualcosa!

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